Per i più piccoli: meno sale e più salute

“Troppo sale nascosto nella dieta dei bambini”: è l’avvertimento che arriva dalla Società Italiana di Pediatria, confermato anche da una indagine condotta dai Centers for Disease Control and Prevention statunitensi su oltre 4.200 bambini tra gli 8 e i 18 anni, da cui emerge che l’apporto di sodio nei giovanissimi sarebbe superiore a 2.200 mg/die. Quantitativo, questo, troppo elevato. Non si tratta solo di sale in abbondanza o di cibi troppo saporiti, il rischio maggiore è per la salute. «Il consumo eccessivo di sale da cucina, anche nei bambini e negli adolescenti – spiega Gian Vincenzo Zuccotti, direttore dell’Unità Operativa di Pediatria dell’Ospedale Luigi sacco di Milano – è associato ad un aumento della pressione arteriosa. Per limitare questo rischio, è importante introdurre nella dieta dei giovanissimi molta frutta e verdura oltre che cibi a basso contenuto di grassi saturi».

Il problema maggiore è però rappresentato dal fatto che, a tavola

, i bambini e i ragazzi mangiano le stesse pietanze degli adulti, la cui assunzione di sodio è in media superiore di 10-11 grammi rispetto ai livelli raccomandati. Valori che si traducono, anche nei giovani, in

almeno 7 grammi di sale di troppo. Ma c’è di più. «Cibi troppo saporiti inducono un senso di sete che talvolta viene sedato con bevande gassate e dolcificate, che rappresentano circa il 31% dei liquidi assunti dai bambini e adolescenti tra i 4 e i 18 anni. Il consumo eccessivo di questo tipo di bevande è a sua volta correlato a un maggior rischio di sviluppare sovrappeso o obesità già in età infantile o adolescenziale.

Consigli utili:

Dunque come ridurre l’apporto di sodio nei giovanissimi? «Facendo attenzione a limitare il consumo di cibi troppo saporiti, quali snack e insaccati – aggiunge il pediatra – e privilegiando le cotture al riduzione del sodio, sarebbe importante tenere conto del fatto che i bambini imparano progressivamen

e ad apprezzare sapori diversi, “costruendosi” la proprie preferenze alimentari. «Questo significa che l’esposizione precoce (già durante la gravidanza, poi, durante l’allattamento e lo svezzamento) ad una vasta gamma di gusti – conclude Zuccotti – aiuterebbe a porre le basi di una corretta alimentazione, costituita da un’ampia varietà di alimenti e sapori». E’ stato dimostrato che i comportamenti alimentari acquisiti in età infantile sono poi mantenuti anche successivamente in età adulta. Dunque educare un bambino a mangiare bene e in maniera equilibrata, significa offrirgli un importante bagaglio che farà parte della sua vita matura, a favore della buona salute e della buona forma.

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Fonte: Fondazione Umberto Veronesi
Immagini: vivereberde.blogspot.com – mamma.pourfemme.it – faidateconsigli.it

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