Contro gastrite e ulcera, 150 grammi di more e lamponi al dì

Una ricerca congiunta condotta dal dipartimento di Scienze farmacologiche e biomolecolari dell’Università degli Studi di Milano e della Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige (Trento) scopre l’azione antinfiammatoria di more e lamponi per prevenire gastriti e ulcere.

Per avere effetti benefici – secondo lo studio pubblicato su Plos One – bastano 150 grammi di more e lamponi al giorno, assunti come complemento o alternativa al farmaco.

Responsabili degli effetti benefici sono gli ellagitannini, una classe di antiossidanti particolarmente complessi che, interagendo con l’organismo umano, svolgono una funzione antivirale e antiossidante, oltre a essere efficaci anche contro alcuni tipi di tumori.

Fonte: unimi.it http://www.plosone.org/article/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pone.0071762
Immagini: obrazky.4ever.sk – illuppoloselvatico.wordpress.com – mr-loto.it

Tutti i benefici della Dieta Mediterranea

Negli ultimi anni sono stati pubblicati ampie e significative ricerche che danno importanti segnali dell’esistenza di un rapporto causale tra la Dieta Mediterranea e la riduzione dell’incidenza di malattie cardiovascolari, tumori ed altre patologie gravi.

CORRELAZIONE TRA DIETA E DIVERSE PATOLOGIE

Il progetto SUN

Il progetto SUN (Seguimiento Universidad de Navarra), dell’Università di Navarra in Spagna, ha studiato l’effetto della Dieta su ipertensione, sul diabete, sull’obesità, sulla malattia coronarica e su altre patologie. E’ uno studio ancora aperto, ma il reclutamento è iniziato nel 1999 ed ha raggiunto i 17500 soggetti circa. I risultati disponibili fino ad ora rilevano che:

  • vi sarebbe un’associazione inversa tra l’olio d’oliva o tra l’adesione a un modello alimentare mediterraneo e l’infarto del miocardio;
  • in particolare per gli uomini, dopo 28,5 mesi una dieta mediterranea ricca di olio d’oliva si associa a un ridotto rischio d’ipertensione;
  • dati relativi a circa 14000 soggetti hanno anche evidenziato che chi aderisce a una stretta dieta mediterranea presenta un rischio inferiore di sviluppare il diabete;
  • in più di 13600 soggetti è stata rilevata una minore probabilità di sviluppare eventi cardiovascolari per coloro che seguono una dieta di tipo mediterraneo;
  • l’assunzione di determinate vitamine, presenti in quantità consistenti nella dieta mediterranea, è inversamente associata alla depressione.

Lo studio SUN ha indicato la superiore qualità dei grassi assunti tramite la dieta mediterranea come possibile causa di questi effetti benefici.

Lo studio ATTICA

Lo studio ATTICA dell’Università di Atene è stato condotto negli anni 2001-2002, e vi hanno partecipato 3024 soggetti di età compresa fra 20 e 89 anni, per la maggior parte uomini della regione di Attica in Grecia. I partecipanti allo studio sono stati scelti perché non presentavano segni di malattia cardiovascolare e infezioni virali croniche al momento dell’arruolamento. Ai partecipanti è stato assegnato un punteggio, chiamato MedDietScore, che misura il livello di aderenza al modello tradizionale della Dieta Mediterranea. Lo studio ATTICA ha dimostrato che una maggiore aderenza alla Dieta Mediterranea riduce il rischio per lo sviluppo della disfunzione sistolica ventricolare sinistra nei pazienti affetti da sindrome coronarica acuta.

L’esatto meccanismo con cui questo tipo di dieta riduce il rischio di malattia cardiovascolare non è pienamente compreso, ma anche alla luce dello studio ATTICA si ipotizza che lo stile di vita mediterraneo contribuisca a una normalizzazione dei livelli plasmatici di colesterolo totale e del colesterolo delle lipoproteine a bassa densità (LDL). La Dieta Mediterranea contribuirebbe anche al controllo di altri fattori di rischio cardiovascolare come:

  • insulinoresistenza
  • disfunzione endoteliale
  • aggregazione piastrinica
  • stress ossidativo
  • infiammazione cronica

In particolare, si ascrive il miglioramento del profilo lipidico alla attività anti-ossidante dei composti polifenolici contenuti nel vino rosso, che provocherebbe anche il miglioramento del sistema di coagulazione e fibrinolisi, dell’aggregazione piastrinica e della funzione endoteliale. In sintesi, secondo un complicato processo, l’attività vasodilatatoria da parte dei polifenoli presenti nel vino si traducibile in un miglioramento del rischio cardiovascolare. Proprietà anti-ossidative e la capacità di ridurre i livelli di LDL si riscontrano anche nell’acido oleico, nei composti fenolici nella vitamina E presenti nell’olio d’oliva, mentre gli acidi grassi polinsaturi e gli acidi omega-3 dimostrano una capacità di ridurre i trigliceridi plasmatici e di ridurre il rischio e la mortalità cardiovascolare tramite un’azione antiaritmica.

DIETA MEDITERRANEA E CANCRO

Lo studio EPIC

Lo studio EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition, che significa “Investigazione prospettica europea sul cancro e la nutrizione) è il più vasto studio di popolazione condotto sui rapporti tra dieta e salute. E’ coordinato dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro che appartiene all’Organizzazione Mondiale per la Sanità, e vi hanno preso parte 520000 persone provenienti da dieci paesi europei:

  • Danimarca
  • Francia
  • Germania
  • Grecia
  • Italia
  • Olanda
  • Norvegia
  • Spagna
  • Svezia
  • Regno Unito

Lo studio EPIC tenta di chiarire i rapporti tra dieta, fattori ambientali, stile di vita e incidenza di cancro e di altre malattie croniche. Gli autori dello studio hanno esaminato la relazione tra grado di aderenza alla dieta e incidenza di cancro un campione di 25623 soggetti. Per valutare il grado di aderenza alla Dieta Mediterranea tradizionale dei soggetti i ricercatori hanno utilizzato un questionario e assegnato un punteggio che va da 0 a 10. Un follow-up dopo quasi 8 anni ha rilevato 851 casi di cancro clinicamente confermati, e gli autori hanno potuto riscontrare che un più alto grado di aderenza alla dieta mediterranea si associa a una minore incidenza del cancro globale. In particolare, un incremento di due punti nel punteggio di aderenza alla Dieta corrisponde a una riduzione del 12% dell’incidenza di cancro. Lo studio EPIC ha inoltre evidenziato che l’interazione tra i componenti della Dieta potrebbe avere effetti di maggiore entità che l’assunzione di singoli componenti della Dieta. L’indagine dello studio EPIC, ancora in corso, fornirà preziose informazioni scientifiche sui rapporti tra alimentazione e malattie.

DIETA MEDITERRANEA E MALATTIE CARDIOVASCOLARI

Gli studi Interheart e Predimed (Prevencion Dieta Medieterranea)

Il rischio di infarto del miocardio acuto è collegato quasi esclusivamente a nove fattori di rischio. Essi sono:

  • tabagismo
  • alti livelli di colesterolo
  • ipertensione
  • diabete
  • obesità addominale
  • stress
  • mancanza di consumo quotidiano di frutta e verdura
  • consumo di alcol
  • mancanza di esercizio fisico

Lo studio Interheart è un vasto studio che si concentra sui soggetti con infarto del miocardio. Sono stati arruolati soggetti in 52 paesi di tutti i continenti, per un numero totale di 15152 casi e 14820 controlli. Come casi, sono stati selezionati pazienti che avevano avuto un infarto del miocardio e che si presentavano in unità coronarica entro 24 ore dall’inizio dei sintomi. Come controlli sono stati selezionati pazienti comparabili per sesso ed età ma che non avevano avuto malattie cardiache. Lo studio Interheart ha concluso che le strategie di prevenzione della malattia coronarica possono essere basate su principi simili in tutto il mondo, dunque è necessario investire sui fattori di rischio, compresa l’alimentazione.

Lo studio Predimed (Prevencion Dieta Mediterranea), uno studio multicentrico di prevenzione primaria della malattia cardiovascolare, ha evidenziato che i fattori di rischio cardiovascolari possono migliorare se una dieta povera di grassi viene integrata con olio d’oliva o noci, seguendo la tradizione della Dieta Mediterranea.

Il Lyon Diet Heart Study e lo studio GISSI-Prevenzione

Il Lyon Diet Heart Study ha accertato se una dieta di tipo mediterraneo può diminuire il tasso di recidiva dopo un primo infarto miocardico. I risultati dello studio, di tipo randomizzato, mostrano che l’effetto protettivo della Dieta Mediterranea si mantiene fino a quattro anni dopo l’infarto. Lo studio GISSI-Prevenzione ha invece dimostrato che nei pazienti con infarto miocardico che sono riusciti a mettere in pratica alcuni consigli dietetici, che comprendevano l’aumento del consumo di cibi mediterranei, il rischio di morte precoce è diminuito indipendentemente da qualsiasi trattamento farmaceutico.

DIETA MEDITERRANEA E DECLINO COGNITIVO

Lo studio ILSA (Italian Longitudinal Sutdy on Aging) e lo studio HALE

L’ILSA (Italian Longitudinal Sutdy on Aging, ovvero “Studio Longitudinale Italiano sull’Invecchiamento”) ha, valutato l’impatto del consumo di alcool sull’incidenza di decadimento cognitivo lieve e la progressione verso la demenza. E’ emerso che i pazienti con lieve alterazione cognitiva che consumavano circa 15 grammi al giorno di alcol (bevitori moderati) hanno avuto un tasso di progressione minore verso la demenza dei pazienti astemi. Lo studio HALE (Health Aging: a Longitudinal Study in Europe, ovvero “Invecchiamento e salute, uno studio longitudinale in Europa”) ha valutato 3496 soggetti di 10 paesi europei, ed ha concluso che le analisi dei dati raccolti “portano a concludere che gli individui di età compresa tra i 70 e i 90 anni che seguono una dieta mediterranea presentano una riduzione della mortalità superiore al 50% per tutte le cause e per cause cardiovascolari e tumori”.

LA DIETA MEDITERRANEA E I GIOVANI

Lo Studio Multicentrico sulle Abitudini Alimentari dei Giovani

Il Consiglio Nazionale delle Ricerche, l’Istituto di Neuroscienze e la Sezione Clinica per lo studio dell’Invecchiamento di Padova hanno coordinato una ricerca sull’alimentazione dei giovani e l’obesità. La ricerca è stata condotta dall’Università di Padova, patrocinata dal Ministero per le politiche agricole e in collaborazione con l’Associazione Amici di Ostuni e i Comuni di Ostuni, Conegliano (Treviso) e Montichiari (Brescia). Lo studio, strutturato in due fasi (fase pilota e fase di raccolta dati), è ancora in corso, e permetterà di stimare la frequenza di fattori di rischio cardiovascolari, in particolare fattori dietetici, nella popolazione target. In particolare verrà preso in esame l’introito calorico, il tipo di grassi, il consumo di sodio, il deficit ti potassio, il consumo eccessivo di alcool e caffè, il consumo di frutta e verdura.

Fonte: http://www.fondazionedietamediterranea.it
Immagini: dietesane.net – calabriatipica80.altervista.org – jenuino.com – ifood.tv – it.lifestyle.yahoo.com – convitalia.org

Allattamento: cibi sì e cibi no

“L’allattamento è un momento magico di comunicazione tra mamma e bambino. E’ un gesto che avvicina e accomuna ogni mamma del mondo…”

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda di allattare al seno i bambini in modo esclusivo fino ad almeno i 6 mesi di vita, perché il latte della mamma è l’alimento migliore per far crescere sani e robusti i neonati.

Ecco alcuni consigli nutrizionali per questo speciale momento nella vita di ogni mamma:

  • Uno spuntino addizionale a base di latte, yogurt o formaggio.
  • Il consumo di frutta e verdura, in particolare di quelle di colore giallo-arancio e verde scuro, per il contenuto di sali minerali e vitamine; di pesce azzurro per l’apporto di acidi grassi omega 3, carne,  uova, olio di oliva (in quanto l’acido oleico è fondamentale per la maturazione del sistema nervoso del lattante) e legumi.
  • Acqua in abbondanza: almeno 2,5 litri al giorno, aumentati a 3 litri nel periodo estivo;
  • L’esclusione di preparazioni elaborate, ricche di grassi saturi;
  • Il consumo moderato di caffeina, contenuta in caffè, the e bevande a base di cola, e alcoolperché passando nel latte, queste sostanze potrebbero causare nel neonato irritabilità e insonnia. Preferire nel caso, prodotti decaffeinati o deteinati.
  • L’abolizione tassativa di superalcolici in quanto l’alcool etilico che passa nel latte, potrebbe inibire la montata lattea e provocare nel lattante sedazione, ipoglicemia, vomito e diarrea.
  • L’esclusione del vino, compreso quello a bassa gradazione alcolica. Nel caso lo si consumi, è bene limitarsi a quantità non superiori a un bicchiere, una o due volta massimo a settimana, esclusivamente ai pasti;
  • L’eliminazione della birra che non ha nessun ruolo nel favorire la secrezione di latte, ma che invece può passare nel latte e renderlo amaro e sgradito al lattante.
  • La riduzione del consumo di cioccolato.

CIBI SCONSIGLIATI

È preferibile non includere (a meno che non abbiano fatto parte della già dieta in gravidanza) cavoli, aglio, cipolla, asparagi, peperoni, cetrioli, fragole, uva, ciliege, pesche, albicocche, formaggi fermentati (gorgonzola, brie), crostacei, molluschi, selvaggina, dolci alla crema o al liquore, cacao. Alcuni di questi alimenti possono infatti alterare il sapore del latte, altri essere dannosi per il bambino, e altri ancora esporlo al rischio di allergie. Inoltre è bene evitare anche alimenti per i quali la mamma abbia notato una relazione tra assunzione e scarso gradimento del latte da parte del neonato.

Fonte: www.salute.gov.it – 

Fibre e legumi per combattere sovrappeso e rischio cardiovascolare

Le diete a ridotto contenuto in carboidrati possono essere sostituite da un’alimentazione ad elevato apporto di fibre, specialmente se derivanti da legumi: l’impatto sulle dinamiche corporee sarebbe infatti simile e i benefici per il sistema cardiovascolare addirittura superiori.
Lo rivela un recente studio condotto dai ricercatori del dipartimento di scienze della nutrizione della Loma Linda University in California.
I pasti  ricchi in fibre sono infatti particolarmente indicati nella lotta al sovrappeso poiché permettono di stimolare il senso di sazietà limitando l’assunzione di cibo.

Nello studio gli autori hanno confrontato gli effetti delle due strategie alimentari assegnando casualmente una gruppo di partecipanti ad una dieta ricca in fibre, prevalentemente legumi, oppure ad un’altra a basso contenuto in carboidrati. In totale, oltre 120 individui di entrambi i sessi obesi hanno preso parte allo studio. Dopo 16 settimane di trattamento la riduzione media del peso corporeo era simile nei due gruppi (4,1 Kg nel gruppo destinato alla dieta ricca in fibre e 5,2 in quello a basso contenuto in carboidrati).
Tuttavia, il profilo lipidico dei partecipanti risentiva fortemente del tipo di dieta.
Solamente tra coloro destinati alla dieta ricca in fibre era possibile registrare una riduzione dei livelli di colesterolo LDL e del colesterolo totale. Infine, a un anno di distanza dall’inizio del trattamento i partecipanti del gruppo a basso consumo di carboidrati presentavano una maggiore capacità di mantenere il peso raggiunto, anche se coloro destinati al consumo di fibre mantenevano profili lipidici più salutari.

Fonte: Tonstad S, Malik N, Haddad E. J Hum Nutr Diet. 2013 Apr 30. – obesita.it
Immagini: dietafit.it – mestieredimamma.it

Ipertensione e diabete si prevengono nell’adolescenza

L’arma vincente per prevenire in giovane età le complicazioni metaboliche dell’adulto sembra essere lo screening biennale del sovrappeso.
Il suggerimento giunge dai ricercatori americani della Stanford University School of Medicine, paese nel quale la lotta al sovrappeso e all’obesità infantile rappresenta, ormai, non più solamente una priorità sanitaria, ma anche sociale.
Secondo gli autori di un recente studio pubblicato sulla rivista Obesity, l’incidenza del diabete e dell’ipertensione adulta potrebbe essere ridotta del 3% attuando programmi di screening biennali a partire già dall’età di 14 anni.
Il rischio di sviluppare i due disordini sarebbe, infatti, più elevato quando il sovrappeso e l’obesità persistono durante l’adolescenza. Inoltre, questa fase della crescita corrisponde all’ultima finestra temporale in cui è possibile attuare strategie comportamentali veramente efficaci necessarie a prevenire i disordini del peso corporeo nell’età adulta e le complicazioni metaboliche ad esso associate.

Fonte:Lawrence M. Wein, Yan Yang and Jeremy D. Goldhaber-Fiebert Assessing Screening Policies for Childhood Obesity Obesity (2012)
obesita.it
Immagini: veronasera.it – medicinalive.com – salute.doctissimo.it

Chi mangia uva mangia meglio

Nell’ambito dello studio di sorveglianza Health Nutrition Examination Survey (NHANES) condotto in America sono stati analizzati i dati relativi ai consumi dal 2003 al 2008 per confrontare i consumatori di uva (GC) con i non consumatori (NGC) tra i bambini di età compresa tra 2-19 anni (in totale 9622 individui) e gli adulti di oltre 20 anni (in totale 12251 soggetti).

I consumatori di uva sono stati definiti come coloro che nel diario della frequenza dei consumi giornalieri includevano uva fresca, uva passa, o succo d’uva al 100%. Si è così dimostrato che i consumatori abituali di uva, rispetto ai non consumatori, avevano abitudini alimentari complessivamente più salutari con scarsa assunzione di grassi solidi, zuccheri aggiunti e calorie da grassi solidi, alcol e zuccheri aggiunti.

Inoltre, per entrambi i gruppi di età considerati, nei consumatori abituali di uva, rispetto ai non consumatori, si notava una maggior assunzione di nutrienti chiave, tra cui fibre, vitamina A, vitamina C, calcio, magnesio e potassio. Gli autori dunque ritengono che il consumo abituale di uva sia da considerare come una buona abitudine per migliorare la qualità della dieta di bambini e adulti.

Fonte:
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23789930
J Food Sci. 2013 Jun;78 Suppl 1:A1-4. doi: 10.1111/1750-3841.12066.
Improved diet quality and increased nutrient intakes associated with grape productconsumption by u.s. Children and adults: national health and nutrition examination survey 2003 to 2008.
Immagini: mprunotto.com – medicinalive.com

Il mirtillo rosso protegge le vie urinarie

Un gruppo di ricercatori del North Carolina (USA) hanno testato l’estratto di mirtillo rosso concentrato in forma di succo. Con questo studio hanno dimostrato che i polifenoli (antiossidanti) del mirtillo rosso si legano in modo stabile alle proteine di soia, di canapa, di farina di arachidi e di pisello, e questo legame indica una potenziale utilità per il mantenimento della salute del tratto urinario.

Inoltre, una dose di 300 ml di succo di mirtillo rosso così legato alle proteine, ha dimostrato di essere la dose profilattica per ridurre le infezioni ricorrenti del tratto urinario. Per esempio in un cocktail con le proteine di soia si verifica un blocco della crescita batterica. Gli autori, ritengono, quindi, che tali miscele a base di mirtillo rosso, possano essere utilizzate per preparare diversi alimenti funzionali salutari. Comunque, tutti i frutti di bosco, sono consigliati nell’alimentazione di chi soffre di disturbi urinari e per chi desidera proteggere anche l’apparato cardiovascolare.

Fonte: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23786629
J Agric Food Chem. 2013 Jul 17;61(28):6856-64. doi: 10.1021/jf401627m. Epub 2013 Jul 1.
Stable binding of alternative protein-enriched food matrices with concentrated cranberrybioflavonoids for functional food applications.
obesita.it
Immagini: wellme.it

Un pizzico di sale sì… ma iodato!

Che cos’è lo iodio?
Lo iodio, dal greco iodes (violetto), è un elemento (come l’ossigeno,  l’idrogeno, il calcio ecc) diffuso nell’ambiente in diverse forme chimiche. Lo iodio presente nelle rocce e nel suolo, per azione delle piogge e dell’erosione, è trasportato dalle acque superficiali nei mari e negli oceani. ll dilavamento dei terreni ha determinato il basso contenuto di iodio nei suoli. Lo iodio contenuto nell’acqua dei mari evapora nella atmosfera e, con le piogge, ritorna sulla superficie terrestre. Lo iodio presente nel mare si accumula nelle alghe, nei pesci e nei crostacei, mentre quello presente nei terreni viene assorbito dalle piante.

A cosa serve lo iodio?
Lo iodio è un micronutriente essenziale presente nell’organismo umano in piccole quantità (15–20 mg) e concentrato quasi esclusivamente nella tiroide, ghiandola endocrina posta alla base del collo. La tiroide produce due ormoni (tiroxina o T4 e triiodotironina o T3) che contengono iodio nella loro struttura chimica. Questi ormoni regolano numerosi processi metabolici nella maggior parte delle cellule e svolgono un ruolo importantissimo nelle prime fasi della crescita e nello sviluppo di diversi organi, in particolare del cervello.

Cosa succede se manca lo iodio?
Nel caso di insufficiente assunzione di iodio, la ghiandola tiroide non è in grado di produrre quantità sufficienti di ormoni tiroidei. Questo può portare, in tutte le fasi della vita, a manifestazioni cliniche chiamate nel loro complesso disturbi da carenza iodica. Tali manifestazioni sono più o meno importanti a seconda della gravità della carenza di iodio e del periodo della vita in cui essa si verifica. La conseguenza più conosciuta della carenza di iodio è il gozzo, cioè  l’ingrandimento della tiroide. Questo fenomeno rappresenta inizialmente un adattamento della ghiandola, che diviene più attiva nel tentativo di produrre quantità di ormoni adeguate alle necessità dell’organismo. Se questo adattamento ha successo e la carenza di iodio non è molto grave, la persona non andrà incontro a danni rilevanti, che si manifesteranno invece con il perdurare della carenza.
Sebbene il gozzo sia l’effetto più frequente, le conseguenze più gravi della carenza di iodio sono rappresentate dai danni a carico del sistema nervoso centrale e periferico, per il cui sviluppo gli ormoni tiroidei sono essenziali.

Ci sono fasi della vita in cui è più importante una assunzione adeguata dello iodio?
Una assunzione insufficiente di iodio può provocare problemi in tutte le epoche della vita, tuttavia è estremamente importante che le donne in gravidanza e in allattamento e i bambini con meno di 3 anni assumano quantità sufficienti di questo elemento. Questo perché una grave carenza di iodio che si verifica durante lo sviluppo del feto e del neonato porta a danni irreversibili del cervello e del sistema nervoso centrale e, di conseguenza, ad un ritardo mentale permanente. Carenze di iodio anche lievi, quali quelle che si riscontrano comunemente nel nostro Paese, portano comunque a deficit intellettivi minori.

iodio2La carenza di iodio esiste anche in Italia?
Ancora oggi una parte rilevante della popolazione, in tutte le regioni del nostro Paese, è caratterizzata da una carenza lieve o moderata di iodio. E’ stato stimato che in Italia circa 6 milioni di persone soffrono di gozzo ovvero più del 10% della popolazione. Inoltre, anche se le forme più gravi dei disturbi da carenza iodica sono ormai scomparse, sono ancora frequenti i casi di problemi neurologici minori.

Di quanto iodio abbiamo bisogno?
Per far sì che la tiroide funzioni in modo adeguato e produca le quantità necessarie di ormoni tiroidei è necessario che tutti – bambini, adolescenti e adulti – assumano quotidianamente la giusta quantità di iodio. La quantità che deve essere ingerita giornalmente da un adolescente o da un adulto è pari a 150 microgrammi. Le donne in gravidanza e in allattamento ne devono assumere di più per assicurare un normale sviluppo del bambino.

Come possiamo assumere lo iodio?
La fonte principale di iodio per l’organismo umano è rappresentata dagli alimenti, il cui contenuto di iodio è estremamente variabile: nei vegetali la sua presenza dipende dallo iodio presente nel terreno in cui vengono coltivati, mentre negli alimenti di origine animale dipende dallo iodio assunto dagli animali con l’alimentazione.
Gli alimenti più ricchi di iodio sono i pesci di mare ed i crostacei. Anche le uova, il latte e la carne ne contengono quantità importanti. Quantità minori sono contenute nei vegetali e nella frutta.
Sulla base di studi specifici è comunque risultato che la quantità media assunta normalmente con la dieta dalla popolazione è insufficiente a soddisfare il fabbisogno giornaliero di iodio.

iodio 1Come possiamo aumentare l’assunzione di iodio?
Il modo migliore per aumentare la quantità di iodio che introduciamo ogni giorno è quello di utilizzare, nell’ambito di una dieta variata e bilanciata, il sale arricchito di iodio al posto di quello comune.

Che cos’è il sale arricchito di iodio?
Il sale arricchito di iodio è del comune sale da cucina a cui sono stati aggiunti dei sali di iodio. Il sale arricchito di iodio ha lo stesso aspetto del sale da cucina e non presenta odori o sapori particolari, né altera quello dei cibi a cui viene aggiunto. Per evitare quanto più possibile perdite di iodio, è consigliabile conservarlo in luogo fresco, al riparo della luce e dell’umidità.

Quanto sale arricchito dobbiamo consumare?
In aggiunta a quello già fornito con la dieta, ogni grammo di sale arricchito di iodio ci fornisce 30 microgrammi di iodio in più (ovverosia, nel caso di un individuo adulto, 1/5 di quello che è necessario assumere ogni giorno).
E’ comunque necessario, al tempo stesso, ridurre il consumo abituale di sale (cloruro di sodio); elevati apporti di sodio aumentano infatti il rischio di malattie cardiovascolari, sia attraverso l’aumento della pressione arteriosa che indipendentemente da questo meccanismo. La cosa migliore da fare è quella di utilizzare sempre il sale arricchito di iodio, tenendo presente che dovremmo dimezzare i nostri consumi di sale (che attualmente corrispondono in media a circa 10 g al giorno) per raggiungere un compromesso tra il soddisfacimento del gusto e la prevenzione dei rischi legati al sodio.

iodio 3Una assunzione elevata di iodio può comportare problemi?
In tutti i soggetti normali, e quindi nella grande maggioranza degli individui, dosi di iodio anche largamente superiori a quelle assunte con l’uso di sale arricchito con iodio sono del tutto prive di rischi. La tiroide possiede infatti un meccanismo naturale di adattamento.
In ogni caso, particolare cautela si deve avere nell’utilizzo di alcuni integratori alimentari contenenti quantità elevate di iodio (solitamente a base di alghe), perché potrebbero portare ad una assunzione eccessiva.

Tutti possono usare il sale arricchito di iodio?
Tutti possono far uso di sale arricchito di iodio perché, con un consumo moderato di sale, le quantità di iodio assunte sono sempre molto inferiori ai valori al disopra dei quali possono manifestarsi effetti negativi.

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Fonte: Ministero della Salute salute.gov – INRAN Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione
Immagini: Ministero della Salute salute.gov – corriere.it – my-personaltrainer.it – ilfattoalimentare.it

 

Quinoa: proprietà e ricette

La pianta della quinoa è un’erbacea annuale originaria del Sud America che cresce ad altezze comprese tra i 1.800 e i 5.000 metri e che viene erroneamente considerata un cereale; in realtà la quinoa è strettamente imparentata con la pianta degli spinaci e delle barbabietole e non con la famiglia delle graminacee come il frumento.

La quinoa contiene tutti i 9 aminoacidi essenziali necessari al funzionamento del nostro organismo (istidina, isoleucina, leucina, lisina, metionina, fenilalanina e triptofano), presentando nel complesso un buon equilibrio tra proteine e carboidrati. Il suo contenuto proteico è superiore a quello di riso, miglio e grano.
E’ inoltre un’importante fonte di riboflavina (vitamina B2), ritenuta in grado di ridurre la frequenza degli attacchi di emicrania e di favorire i processi metabolici delle cellule muscolari e cerebrali.
La quinoa non contiene glutine e può essere consumata con tranquillità da chi soffre di celiachia. Oltre ad alcune vitamine del gruppo B, la quinoa contiene vitamina C e vitamina E, che svolge un’importante funzione protettiva nei confronti dell’apparato circolatorio e dei tessuti corporei, grazie alla sua capacità di contrastare i radicali liberi.

Si raccomanda di sciacquare la quinoa prima di passare alla sua cottura, al fine di eliminare le tracce di saponine presenti sui suoi chicchi. Ciò permetterà che i chicchi di quinoa non conservino un sapore amaro.

Esistono tre maggiori varietà di quinoa, che si contraddistinguono per il colore dei loro chicchi: rosso, giallo o nero. Tutte e tre le varietà possono essere utilizzate per la preparazione di pietanze sia dolci che salate, in quanto il gusto della quinoa si adatta tranquillamente a sposarsi con gusti differenti.

quinoa tris

La durata della cottura può variare dai 10 ai 15 minuti. La cottura deve avvenire in acqua pari almeno al doppio del volume dei chicchi, con lo stesso procedimento che si utilizzerebbe per la pasta.

  • La quinoa può essere scolata e condita a piacere, con olio e i propri ingredienti preferiti. Sono ottimi gli abbinamenti della quinoa con le verdure e con i legumi.
  • Con i chicchi di quinoa già cotti possono essere preparate delle crocchette o dei burger vegetali.
  • Possono inoltre essere utilizzati per il ripieno di verdure come pomodori, peperoni e zucchine.
  • Per quanto riguarda le pietanze dolci, la quinoa può essere utilizzata per la preparazione di biscotti o abbinata a della frutta secca o essiccata, come ad esempio uvetta e nocciole, per ottenere dei piccoli dessert al cucchiaio.
  • I chicchi di quinoa già cotti possono essere aggiunti al muesli della colazione. Si trovano inoltre in commercio nei negozi di prodotti biologici dei fiocchi di quinoa, ricchi di fibre e privi di dolcificanti aggiunti, adatti ad essere utilizzati per la colazione.
  • I chicchi di quinoa sono infine ottimi aggiunti alle zuppe.

Insalata estiva alla quinoa

  • quinoa150 grammi di quinoa
  • 1 peperone verde
  • 1 cetriolo
  • 2 carote
  • 1 zucchina
  • Olio extravergine d’oliva
  • Succo di limone
  • Sale marino grosso
  • Origano

Ricetta per due persone. Lessate la quinoa in acqua salata come di consueto. Scolatela e passatela sotto l’acqua fredda come fareste per la preparazione di un’insalata di riso. Tagliate il cetriolo a tocchetti, le carote a filini, il peperone a listarelle e la zucchina a cubetti. Tutte le verdure potranno essere aggiunte alla quinoa direttamente a crudo. Condite con olio d’oliva, succo di limone e origano.

Frittelle veloci di quinoa, patate e carote 

Fate cuocere 150 gr di quinoa e aggiungetela in una ciotola con due uova, 1 patata grattugiata, 1 carota grattugiata e 2 cucchiai di formaggio di latteria fesco grattugiato: salate e pepate e versatene un cucchiaio in una pentola molto calda con un filo di olio.

Insalata di crocchette con quinoa 

Ricetta di Marco Bianchi
polpettinequinoa

Ingredienti per 4 persone

  • 120 g di quinoa
  • 1 peperone rosso
  • 1 peperone giallo
  • 2 gambi di sedano
  • 1 cetriolo
  • 1 cipolla rossa
  • pane integrale
  • 2 limoni
  • una manciata di mandorle tritate
  • olio extravergine di oliva
  • curry
  • sale
  • pepe

Tagliate il pane a fette dello spessore di ½ cm. Riscaldate una piastra e solo quando sarà ben calda iniziate a grigliare le fette di pane. Appena è colorato toglietelo dalla piastra.Cuocete la quinoa in acqua bollente (2 tazze di acqua per 1 tazza di quinoa) e leggermente salata per circa 20 minuti.Nel frattempo tagliate il cetriolo a losanghe senza sbucciarlo e il resto delle verdure a cubetti, eccetto la cipolla rossa, che affetterete finemente.Una volta cotta, scolate la quinoa e lasciatela raffreddare: metà la sgranerete per bene con le mani velate di olio extravergine di oliva, la restante metà frullatela con il frullatore a immersione. A questa seconda metà aggiungete 1 cucchiaio di curry e 4 cucchiai di olio e con le mani ricavatene delle polpettine. Passatele quindi velocemente in una padellina antiaderente e ben oliata fino a doratura. Preparate l’insalata miscelando per bene tutte le verdure tra loro con la quinoa sgranata e conditela con il succo dei limoni, sale, pepe e olio. Servitela accompagnandola con il pane integrale tostato e le polpettine di quinoa al curry. Se vi piace, un trito di salvia e timo vi regala olii importanti per la salute e un profumo che vi apre i polmoni.

Biscotti alla quinoa con miele e arancia

Ingredienti
  • 150 gr di farina
  • 70 gr di quinoa
  • 50 ml di olio
  • 1 arancia
  • tre cucchiai di miele
  • 30 gr di zucchero di canna

Incominciate dalla cottura della quinoa: versatela in abbondante acqua bollente e lasciatela cuocere fino a quando i suoi chicchi saranno morbidi. Setacciate la farina e mescolatela con lo zucchero di canna: aggiungete quindi la quinoa scolata e lasciata raffreddare. Lavorate l’impasto con le mani e aggiungete l’olio, il succo e la buccia grattugiata dell’arancia e i cucchiai di miele. Impastate fino a quando avrete un composto omogeno: avvolgetelo in un panno e lasciatelo riposare per circa 30 minuti. Dategli quindi la forma cilindrica con un diametro di circa 5 centimetri: infornate per circa 20 minuti a 170 gradi.

Fonte: greenme.it – imagnifici20.it – leitv.it
Immagini: greenme.it – unric.org – thetasterevelation.com