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Obesità in gravidanza: almeno 10000 passi al giorno

Uno studio controllato randomizzato è stato condotto su 425 donne obese in gravidanza suddividendo le donne a confronto in tre gruppi:

  1. 142 donne: AF + D – attività fisica e intervento dietetico
  2. 142 donne: solo AF – solo attività fisica
  3. Gruppo di controllo che riceveva cure standard, composto da 141 donne.

Tutte le partecipanti ricevevano regolarmente una consulenza dietetica iniziale tra la 11esima e la 14esima settimana gestazionale con la raccomandazione di limitare il guadagno in peso  a non più di 5 kg.
L’incoraggiamento ad aumentare l’attività fisica consisteva in un traguardo giornaliero di almeno 11.000 passi, monitorato su sette giorni consecutivi ogni quattro settimane, tramite pedometro. L’intervento dietetico, invece, consisteva in una dieta ipocalorica su modello mediterraneo, monitorata da un dietista ogni due settimane.
Lo studio è stato completato da 389 donne (92%). Si è così dimostrato che le mediane dei valori del guadagno in peso erano inferiori in ciascuno dei due gruppi di intervento, rispetto al gruppo di controllo, e con nessuna differenza significativa fra i due gruppi di intervento. Dopo ulteriori analisi, oltre ai consigli dietetici, gli autori hanno enfatizzato soprattutto l’importanza dell’attività fisica.

Fonte: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=TOP+(Treatment+of+Obese+Pregnant+Women)+Study Am J Obstet Gynecol. 2013 Sep 20. pii: S0002-9378(13)00983-6. doi: 10.1016/j.ajog.2013.09.029. [Epub ahead of print] The TOP (Treatment of Obese Pregnant Women) Study: A randomized controlled trial of the effect of physical activity intervention assessed by pedometer with or without dietary intervention in obese pregnant women.

Immagini: piusanipiubelli.it – mondobenessereblog.it – ilfitness.com – benessere.atuttonet.it

Menopausa e aumento di peso: come comportarsi?

Il climaterio e la menopausa sono caratterizzati da profondi sconvolgimenti dell’equilibrio ormonale e del metabolismo, che provocano i ben noti disagi della sfera psico-emotiva, ma anche manifestazioni patologiche vere e proprie che possono peggiorare sensibilmente la qualità della vita della donna.
Quali fattori contribuiscono all’aumento di peso che si accompagna alla transizione verso la menopausa? Come è possibile prevenire questa situazione? A questi quesiti hanno risposto i ricercatori canadesi della University of Ottawa, i quali hanno identificato nel diffuso abbandono dell’attività fisica, nel periodo che coincide con l’insorgere della menopausa, il principale fattore responsabile dell’aumento di peso femminile. In breve, la donna prossima alla menopausa ridurrebbe significativamente i livelli di esercizio fisico, e quindi della spesa energetica.

Lo studio, pubblicato sulla rivista European Journal of Clinical Nutrition, ha seguito per un periodo di quasi cinque anni un gruppo di 102 donne di età media 49 anni, durante il quale gli autori hanno costantemente monitorato le variazioni nelle caratteristiche corporee delle partecipanti ed anche nella spesa energetica ottenuta, rispettivamente, con l’attività fisica e a riposo.

I ricercatori hanno così osservato che la spesa energetica totale declinava significativamente nel tempo nelle dopo la menopausa, ma questa riduzione era dovuta esclusivamente ad una pratica nettamente inferiore dell’attività fisica. Infatti, la spesa energetica a riposo rimaneva costante dopo la menopausa, anche se veniva osservato un modesto aumento nell’arco dei cinque anni di monitoraggio. A conferma di questi risultati, il tempo dedicato alla pratica di attività fisica di moderata intensità si riduceva in modo pronunciato durante la transizione verso la menopausa, mentre le ore totalizzate in attività sedentarie crescevano.

Alimentazione: consigli pratici

I disagi psico-emotivi che, in diversa misura, possono accompagnare il climaterio e la menopausa, espongono la donna al rischio di instaurare un rapporto conflittuale con il cibo.
Per questo motivo  l’alimentazione corretta per una donna in menopausa sana debba ricalcare quella normalmente raccomandata a una donna adulta, salvo prevedere alcune piccole correzioni legate all’età e alla particolare condizione ormonale. Le linee guida dell’INRAN, Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione, offrono alcuni consigli pratici:

  • Sfruttare il tempo libero per praticare attività motoria e curare l’alimentazione. In particolare è importante imparare a non squilibrare mai la dieta e tenere sempre presente che, poiché ogni cibo ha un suo preciso ruolo nell’alimentazione quotidiana, non bisogna mai eliminare indiscriminatamente interi gruppi alimentari a favore di altri.
  • Benché preziosi per il loro cospicuo contenuto di calcio, attenzione a non esagerare con latte e formaggi. Un accorgimento utile è quello di preferire il latte parzialmente scremato o scremato e, tra i formaggi, scegliere quelli a minor contenuto di grassi e sale.
  • Consumare tutti i giorni e in abbondanza frutta fresca e ortaggi, preferendo l’olio d’oliva extravergine per il loro condimento. In particolare frutta e verdura contengono buone quantità di potassio e ridotte quantità di sodio, le caratteristiche ideali di una buona dieta conservativa.
  • Se il medico non ne ha sconsigliato il consumo, non c’è motivo per eliminare il vino dalla propria alimentazione, purché lo si beva solo ai pasti e in quantità moderate.
  • Tenere sempre a mente che anche in menopausa sedentarietà, stitichezza, fumo, abuso di alcol, sovrappeso e obesità rappresentano importanti fattori di rischio.

Leggi anche:
I fabbisogni nutrizionali della donna in menopausa

Fonte: http://www.viveremeglio.it/ – obesita.it – K Duval, D Prud’homme, R Rabasa-Lhoret et al. Effects of the menopausal transition on energy expenditure: a MONET Group Study European Journal of Clinical Nutrition (2013) – salute.doctissimo.it
Immagini: portale.ilcentrotirreno.it – viveremeglio.it – © Thinkstock – saperesalute.it

Intolleranza al lattosio: ecco gli alimenti che lo contengono

Intolleranza al lattosio: breath test e alimenti senza lattosioL’intolleranza al lattosio è un disturbo piuttosto frequente, caratterizzato dall’incapacità di digerire il lattosio a livello intestinale.
Il lattosio è uno zucchero composto da due monosaccaridi: il galattosio e il glucosio. Perché il lattosio possa essere assorbito, tale legame deve essere scisso dall’enzima lattasi, prodotto dalle cellule dell’intestino. Alcuni organismi perdono la capacità di produrre lattasi e quindi diventano incapaci di digerire ed assorbire il lattosio.

Il lattosio indigerito rimane quindi nell’intestino, dove viene fermentato ad opera dei batteri intestinali. I più comuni sintomi di intolleranza al lattosio sono: meteorismo, dolori addominali e diarrea.Secondo alcune ipotesi, il fatto che l’organismo, col passare degli anni, perda la capacità di produrre lattasi, potrebbe essere geneticamente determinato: originariamente l’uomo consumava latte solo durante l’infanzia, non nella vita adulta. L’intolleranza al lattosio si può associare anche ad alcuni disordini intestinali molto frequenti, come la diverticolosi o la sindrome del colon irritabile.
Esiste uno specifico test per l’intolleranza al lattosio, chiamato test del respiro o breath test. Qualora venga diagnostica l’intolleranza, è necessario seguire una dieta senza lattosio.

I principali alimenti contenenti lattosio e quindi da evitare sono:
Le forme tradizionali di latte e derivati (yogurt, formaggi soprattutto freschi, burro), perché sono i principali alimenti contenenti lattosio. In commercio esistono varie formulazioni di yogurt e latte senza lattosio, dedicati agli intolleranti. Ad esempio, esistono formulazioni preparate con latte vaccino e private di lattosio (prodotti delattosati) oppure analoghi di latte e yogurt preparati con prodotti vegetali privi di lattosio (come ad esempio latte di soia o di riso). E’ importante ricordare che, mentre latte e formaggi freschi sono buone fonti di lattosio, al contrario lo yogurt tradizionale e i formaggi tradizionali molto stagionati (come ad esempio quelli a pasta grana) contengono quantità di lattosio molto basse. Infatti, il lattosio contenuto nel latte utilizzato per produrre questi alimenti viene in gran parte degradato nei processi tecnologici di lavorazione necessari per produrre questi alimenti, come la fermentazione. Perciò, l’intolleranza a latte e yogurt varia da individuo ad individuo: alcuni soggetti intolleranti riescono a digerire le piccole quantità di lattosio contenuti nello yogurt e nei formaggi stagionati e quindi li possono consumare senza avere disturbi intestinali. Altri intolleranti, invece, sensibili anche a quantità di lattosio molto basse, non tollerano yogurt e formaggi stagionati e quindi non possono consumarli.
I prodotti da forno: come biscotti, torte, croissant, cioccolato, gelati… Si consiglia di leggere attentamente le etichette e preferire gli alimenti senza lattosio, in commercio specificatamente per gli intolleranti.
Alcuni salumi, come il prosciutto cotto. Anche in questo caso, esiste in commercio il prosciutto cotto senza lattosio.
– Alimenti vari, come wurstel, sughi pronti, cibi precotti: in generale, si consiglia sempre di leggere attentamente le etichette.

7dSpesso gli intolleranti al lattosio temono di non soddisfare il fabbisogno giornaliero di calcio. In generale, chi tollera lo yogurt e il latte, dovrebbe consumare ogni giorno una porzione di yogurt ed aggiungere alle pietanze formaggio grana, grattugiato. In alternativa, possono essere utilizzati latte e yogurt senza lattosio oppure latte e yogurt di soia addizionati in calcio.
Da ricordare, comunque, che tra le fonti da calcio bisogna ricordare anche l’acqua oligominerale, che andrebbe consumata in quantità di almeno 1,5 litri al giorno.

Infine, esistono in commercio anche integratori che contengono l’enzima lattasi in capsule, da utilizzare su consiglio del medico.

Fonte: Buonalavita.it

La cura è importante. E la prevenzione?

Quanto conta la prevenzione di una malattia?
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Consigli nutrizionali per bambini e ragazzi in età scolare

Durante i primissimi anni di vita l’alimentazione del bambino viene seguita e regolata dal pediatra. È però anche necessario che i genitori siano consapevoli delle necessità nutrizionali del bambino e quindi rispettino le indicazioni ricevute.
I soggetti al di sotto dei 12 anni sono generalmente quelli più a rischio di malnutrizione per difetto, perchè il loro bisogno in energia e in nutrienti è più elevato – in rapporto al peso – se confrontato a quello degli adulti. Una giusta alimentazione in questa fase della vita è essenziale per una normale crescita, per lo sviluppo e per lo svolgimento delle varie attività.
Per i bambini e i ragazzi è difficile coprire i propri fabbisogni con i soli tre pasti principali. È quindi opportuno fornire loro, a complemento di questi ultimi, anche due merende calibrate che concorrano a far fronte alle particolari esigenze in calorie e in principi nutritivi tipiche di queste età, ma che comunque siano di entità moderata, tale da non compromettere l’appetito nel pasto successivo.
I bambini e i ragazzi vanno incoraggiati a consumare quantità sufficienti di un’ampia varietà di cibi ricchi di energia e di nutrienti, senza mai trascurare la frutta e gli ortaggi: una dieta adatta alla costruzione di nuovi tessuti per gli anni della crescita.
Particolarmente importante è assicurare le giuste quantità di proteine, di vitamine (soprattutto la C, la D e il complesso B) e di sali minerali (soprattutto calcio, ferro e iodio, quest’ultimo anche mediante l’uso di sale iodato).
Una dieta variata e distribuita in più occasioni nella giornata garantisce la copertura di questi bisogni. Le abitudini alimentari acquisite da giovani spesso persistono nel tempo: è perciò importante insegnare ai ragazzi fin dalla più tenera età come ottenere il meglio dai cibi che abbiamo a disposizione.
Purtroppo la realtà di oggi ci indica la frequente e crescente presenza, nei ragazzi in età scolare, di abitudini alimentari scorrette e di sovrappeso, derivante da scelte alimentari sbagliate e da eccessiva sedentarietà. Tutto questo preoccupa molto sul piano della salute, sia perchè pone le premesse per una più facile obesità nell’età adulta, sia perchè facilita la successiva comparsa di molte malattie di tipo cronico-degenerativo tipiche dell’epoca moderna.
Genitori ed educatori devono quindi impegnarsi affinché i propri figli evitino gli errori alimentari più comuni in questa fascia di età, si abituino a mangiare in maniera corretta (anche masticando bene e dando al pasto tutto il tempo che merita) e siano fisicamente più attivi tutti i giorni (camminando, giocando all’aperto, ecc.), anche in aggiunta all’eventuale attività sportiva organizzata.
È bene inoltre che i giovani non si fossilizzino in scelte monotone ma si abituino a mangiare di tutto, distribuiscano in più pasti la propria dieta senza abolire la prima colazione, consumino con maggior frequenza latte e derivati, verdura e frutta e non eccedano nel consumo di carne e di alimenti ricchi di grassi saturi così come in quello di zuccheri, sale e bevande gassate.

Quali errori commettono comunemente i nostri ragazzi?
– Evitano o riducono a ben poca cosa la colazione del mattino.
– Evitano gli spuntini intermedi della mattina e del pomeriggio, oppure li limitano a prodotti attraenti ma dal ridotto valore nutritivo.
– Evitano o riducono al minimo, nel corso dei due pasti principali, il consumo di verdura e di frutta.
– Eccedono nel consumo di alimenti come salumi, cioccolata e barrette, patatine fritte, caramelle e altri dolci confezionati (con i relativi problemi connessi al diffondersi della carie dentale), e bevande gassate (ricche di zucchero e spesso di caffeina).
– Danno spazio eccessivo al “fast-food” all’americana, ricco di alimenti ad elevato contenuto in calorie, grassi saturi, sale e zuccheri semplici e poveri di fibra e vitamine.

Come comportarsi:
• Consuma la prima colazione, suddividi opportunamente la tua alimentazione nel corso della giornata e scegli più frequentemente ortaggi e frutta.
• Evita di eccedere nel consumo di alimenti dolci e di bevande gassate, e di concederti con troppa frequenza i piatti tipici del fast-food all’americana.
• Dedica almeno 1 ora al giorno all’attività fisica e al movimento (camminare, giocare all’aperto, ecc.).

Fonte: Ministero delle Politiche Agricole e Forestali; INRAN Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione

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I fabbisogni nutrizionali della donna in menopausa

Con il termine menopausa si intende il momento della definitiva cessazione dei flussi mestruali della donna (50,5 anni in media), e quindi la fine del periodo fertile. Il climaterio femminile, invece, rappresenta quella delicatissima fase del ciclo vitale della donna, generalmente racchiusa fra i 45 e i 55 anni di età, che precede e segue la menopausa.
L’aumento della aspettativa di vita verificatosi negli ultimi anni fa sì che oggi un numero sempre maggiore di donne trascorra molti anni (circa 30, quasi un terzo della vita) in condizioni di post-menopausa: questa considerazione dà un’idea della attenzione che occorre prestare al comportamento da tenere in questa fase della vita.
Il climaterio e la menopausa sono caratterizzati da profondi sconvolgimenti dell’equilibrio ormonale e metabolico, che vanno dai ben noti fastidiosi disturbi della sfera soggettiva sino a manifestazioni patologiche vere e proprie che possono peggiorare sensibilmente la qualità della vita della donna. La mancanza degli estrogeni comporta, tra l’altro, una minore protezione del cuore e dei vasi nei confronti dell’aterosclerosi e della trombosi, una più facile perdita di calcio da parte del tessuto osseo, una diminuzione significativa dei bisogni di energia (per riduzione del metabolismo basale, maggiore sedentarietà ed altri motivi) e, spesso, disturbi del tono dell’umore con fenomeni ansiosi e/o depressivi. D’altra parte, la cessazione dei flussi mestruali ha il vantaggio di ridurre notevolmente i bisogni di ferro.
Nel complesso, questa situazione porta frequentemente ad un aumento di peso e ad una diversa distribuzione del grasso nel corpo: quest’ultima, che prima era prevalentemente periferica (ginoide), diviene gradatamente di tipo centrale o addominale (androide), considerata maggiormente a rischio per il carcinoma della mammella, il diabete, le malattie cardiovascolari, ecc.
La terapia ormonale sostitutiva è in grado di annullare o quanto meno minimizzare gli effetti negativi della carenza di ormoni tipica della post-menopausa, osteoporosi inclusa. Tuttavia, l’uso prolungato di estro-progestinici in menopausa può comportare effetti collaterali.

Una alimentazione corretta e fisiologicamente equilibrata può contribuire efficacemente a mitigare i disturbi in questa delicata fase della vita. Si deve però tener conto che:
– in menopausa la domanda di energia e di specifici nutrienti – a seguito delle modificazioni ormonali caratteristiche di questo periodo – cambia sensibilmente, tanto che, non di rado, si rende necessario ridurre il consumo di alcuni alimenti (in particolare di quelli più ricchi di grassi e di calorie), o, al contrario, arricchire la razione normale con adeguate supplementazioni: è questo, ad esempio, il caso del calcio e della vitamina D;
– vi sono indicazioni (ma l’ipotesi è ancora allo studio) che gli estrogeni vegetali contenuti nella soia e nei suoi derivati possano contribuire a ridurre i disturbi della menopausa.
– opportune correzioni delle abitudini alimentari possono produrre effetti benefici nei confronti di alcune patologie che, nell’età climaterica, si fanno più frequenti: osteoporosi, malattia coronarica, tumori (in particolare carcinoma mammario e del colon);
– il climaterio e la menopausa possono portare la donna a instaurare un rapporto conflittuale di amore/odio con il cibo, talvolta con crisi compulsive bulimiche o comunque con disordini del comportamento alimentare.

In generale, l’alimentazione della donna in menopausa sana deve ricalcare la dieta della donna adulta sana, salvo alcune correzioni legate all’età e alla particolare condizione ormonale. Per il resto valgono le stesse raccomandazioni dietetiche suggerite agli altri coetanei sani (uomini o donne che siano), con particolare riguardo al consumo di cereali e derivati, pesce e carni magre, frutta fresca e ortaggi, latte parzialmente scremato, olio extra-vergine di oliva come grasso da condimento da preferire, e anche – sia pure con alcune limitazioni legate al loro contenuto in acidi grassi saturi – i formaggi e i latticini.
In menopausa non c’è motivo, a meno di precise controindicazioni, di proibire il vino, con l’unica raccomandazione di berlo solo ai pasti e nelle quantità massime indicate per la specifica fascia di età.

Frutta e verdura contengono buone quantità di potassio e ridotte quantità di sodio. Ed è proprio una alimentazione più povera di sodio e più ricca di potassio quella indicata per ottenere una migliore conservazione del calcio nello scheletro.

Come comportarsi:

  • Sfrutta l’eventuale aumentata disponibilità di tempo libero per praticare una maggiore attività motoria e per curare la tua alimentazione: impara a non squilibrare mai la dieta e tieni sempre a mente che, dato che ogni cibo ha un suo preciso ruolo nel contesto dell’alimentazione quotidiana, non devi mai eliminare indiscriminatamente interi gruppi di alimenti a favore di altri.
  • Non esagerare con latte e formaggi, nonostante il loro cospicuo contenuto in calcio; se del caso, preferisci il latte scremato e, tra i formaggi, scegli quelli a minor contenuto in grassi e di sale.
  • Consuma tutti i giorni e in abbondanza frutta fresca e ortaggi. Usa preferibilmente l’olio d’oliva extravergine.
  • Tieni sempre a mente che anche in menopausa il sovrappeso e l’obesità, la sedentarietà, la stitichezza, il fumo di sigaretta e l’abuso dell’alcool rappresentano importanti fattori di rischio.

Leggi anche:
Menopausa e aumento di peso: come comportarsi?

 

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Fonte: Fonte: Ministero delle Politiche Agricole e Forestali; INRAN Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione

Consigli nutrizionali per l’adolescenza

Viene definito “adolescenza” quel periodo della vita che è compreso fra la pubertà e l’età adulta (dai 12 ai 18 anni circa). È un’età molto delicata, in quanto caratterizzata da importanti mutamenti fisiologici: accelerato accrescimento staturale, maturazione delle proporzioni del corpo, ecc. In questa fase l’organismo va incontro ad una crescita particolarmente rapida, e quindi presenta bisogni in energia e nutrienti molto elevati, soprattutto riguardo alle proteine, al ferro, al calcio e alle vitamine A, C e D.
Una attenzione speciale va posta alle ragazze adolescenti, le quali hanno bisogno di essere ben alimentate sia per lo sviluppo tipico di questa fase della vita che per i futuri stress della gravidanza. Ad esempio, nelle adolescenti il fabbisogno in ferro e quello in calcio aumentano rapidamente fino ai livelli dell’adulto: una loro insufficiente copertura comporta il rischio della comparsa di anemie da carenza di ferro e di una ridotta mineralizzazione dello scheletro, tale da rendere precoce e più grave l’osteoporosi dell’età matura.
Invece, è proprio in questa età che spesso i giovani, o per il desiderio di affermare la propria nascente personalità o per quello di dimagrire in maniera eccessiva o di uniformarsi a “mode” alimentari o estetiche non adeguate, adottano schemi alimentari disordinati e squilibrati, spesso tanto ristretti o tanto monotoni da comportare la carenza di nutrienti indispensabili. Non è un caso, infatti, che in Italia siano proprio le adolescenti a far riscontrare, fra tutti i gruppi di età, i più bassi livelli di consumo relativamente al calcio e al ferro, con tutti i rischi già illustrati in precedenza. È quindi molto opportuno che sia esercitata, da parte di tutti, una sorveglianza nutrizionale specifica su questi punti.
In linea generale sono da consigliare caldamente il consumo di latte e yogurt, meglio se parzialmente scremati, un frequente apporto di ortaggi e frutta, pesce, carni magre, legumi e lo svolgimento abituale di una buona attività fisica. Anche in questa fascia d’età è da sconsigliare un eccessivo ricorso agli alimenti tipici del “fast-food” all’americana.

Come comportarsi:
• Evita di adottare – al di fuori di ogni controllo – schemi alimentari particolarmente squilibrati e monotoni, solo perché “di moda” .
• Fai particolare attenzione, specialmente se sei una ragazza, a coprire i tuoi aumentati bisogni in ferro e calcio: seguire alcune tendenze in voga presso i giovani che portano ad escludere dalla dieta alimenti come carne e pesce (ottime fonti di ferro) e latte e derivati (ottime fonti di calcio) rende molto difficile questa copertura e quella della vitamina B12 e non trova giustificazioni scientifiche.

Fonte: Fonte: Ministero delle Politiche Agricole e Forestali; INRAN Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione

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I fabbisogni nutritivi durante l’allattamento

I bisogni nutritivi della donna che allatta sono superiori a quelli della donna in stato di gravidanza. Alla nutrice può comunque essere consigliato uno stile alimentare non molto diverso da quello della gestante, tenendo però presente che il surplus energetico richiesto è notevolmente maggiore (la produzione del latte è un lavoro più gravoso della gravidanza), anche se in parte bilanciato dalla utilizzazione delle riserve di grasso create durante la gravidanza.
I fabbisogni supplementari in energia della nutrice dipendono dalla quantità di latte prodotto. Tenendo conto di tutti i fattori che incidono, il costo energetico aggiuntivo dell’allattamento è valutato fra le 450 e le 560 calorie al giorno, fino al sesto mese.

Il modello dietetico adatto per la nutrice è simile a quello consigliato per la gestante, con alcune varianti riguardanti in particolare, nei confronti della donna adulta, una maggior richiesta di proteine (più 17 g/die), di calcio (più 200-400 mg/die), di iodio (più 50 mcg/die), di zinco (più 5 mg/die), di rame, di selenio, di vitamina A (più 350 mcg/die di retinolo equivalenti), di vitamine del gruppo B e di vitamina C, oltre che di acqua.
La produzione del latte comporta soprattutto un aumento dei bisogni di calcio, proteine e acqua: a tale aumento si deve far fronte attraverso l’alimentazione, altrimenti la produzione di un latte adatto alle necessità del neonato avverrà a spese dell’organismo materno.
Acqua: le perdite da compensare per una portata lattea giornaliera di 750-800 ml (all’87% di acqua) si possono calcolare in circa 650-700 ml/die da aggiungere alle necessità normali.
Calcio: il contenuto di calcio del latte materno è di 320 mg/litro e quindi – per un consumo giornaliero medio da parte del lattante di circa 750 ml – la nutrice perde ogni giorno circa 240 mg del minerale. Allo scopo di prevenire l’impoverimento del patrimonio minerale dell’organismo materno si consiglia un aumento quotidiano dell’assunzione di calcio fino a 400 mg.

Per la nutrice, il miglior modo per far fronte a queste necessità consiste in una alimentazione ricca e variata, che comprenda notevoli quantità di liquidi (acqua, succhi di frutta, latte, ecc.), olio d’oliva come grasso da condimento (l’acido oleico è fondamentale per la maturazione del sistema nervoso del lattante), un frequente consumo di pesce (per arricchire il latte materno di acidi grassi omega-3 utili per le strutture nervose del lattante), di frutta fresca e vegetali colorati in arancio e con foglie color verde scuro, di latte e latticini e di legumi.

Alimenti da evitare o limitare:
– Alcuni alimenti (come asparagi, aglio, cipolle, cavoli, mandorle amare) e alcune spezie impartiscono al latte odori o sapori che possono risultare sgraditi al lattante, tanto da allontanarlo dal seno materno: in questo caso vanno esclusi.
– Vanno evitati quei cibi che, in quanto ricchi di sostanze farmacologicamente vasoattive o capaci di indurne il rilascio, sono potenzialmente responsabili dello scatenamento di manifestazioni cliniche simil-allergiche: formaggi fermentati, crostacei, molluschi, mitili, eventualmente anche cacao o cioccolato, fragole, ciliege, pesche, albicocche, ecc.

Uso di bevande alcoliche e di prodotti contenenti sostanze nervine durante l’allattamento:
– Evitare tassativamente i superalcolici (l’alcool etilico passa nel latte, può inibire la montata lattea e provocare nel lattante sedazione, ipoglicemia, vomito e diarrea).
– Il vino, anche quello a bassa gradazione alcolica, non andrebbe bevuto; nel caso limitarsi a quantità non superiori a un bicchiere, una o al massimo due volte a settimana, esclusivamente ai pasti.
Bere birra non dà vantaggi alla nutrice: non è vero che favorisca la secrezione lattea e, oltre all’alcool, può cedere al latte materno sostanze amaricanti, conferendogli un sapore sgradevole per il lattante.
Caffè, tè, cacao, bevande a base di cola e tutti i nervini in genere vanno limitati: gli alcaloidi in essi contenuti sono escreti con il latte materno in quantità non trascurabile. Preferire, eventualmente, i prodotti decaffeinati o deteinati.

Come comportarsi:
• Durante l’allattamento le necessità nutritive sono perfino superiori a quelle della gravidanza: una alimentazione variata, ricca di acqua, vegetali freschi, pesce, latte e derivati, aiuterà a star bene e a produrre un latte del tutto adatto alle esigenze del neonato.
• Nel periodo dell’allattamento evitare quegli alimenti che possono conferire odori o sapori sgraditi al tuo latte o scatenare nel lattante manifestazioni di tipo allergico.
• Evitare le bevande alcoliche e usare i prodotti contenenti sostanze nervine (caffè, tè, cacao, bevande a base di cola, ecc.) con cautela.

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Fonte: Ministero delle Politiche Agricole e Forestali – INRAN Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione