Vitamina D: proprietà e alimenti che la contengono

 

La vitamina D ha molte proprietà importanti, perché aiuta ad assorbire il calcio, dà una mano al sistema nervoso, protegge il cuore, rende la pelle più luminosa e previene l’osteoporosi, soprattutto quando ci si avvicina alla menopausa. Viene prodotta nel nostro organismo attraverso l’esposizione ai raggi solari. In ogni caso, non dovremmo mai farla mancare nella nostra dieta, ricorrendo al consumo di specifici alimenti, come pesce, in particolare salmone e pesce azzurro, uova, latte e formaggi.

Le proprietà
I benefici della vitamina D sono numerosi. Essa si rivela fondamentale per assorbire il calcio e fissarlo nelle ossa, contribuendo a mantenerle in salute. Inoltre riesce a rivelarsi importante per il sistema nervoso e aiuta il cuore e la coagulazione del sangue. Tutto ciò si verifica perché le attività cardiache si servono proprio del calcio e del fosforo presente nel corpo.
La vitamina D è essenziale anche a livello estetico: quando in estate ci esponiamo ai raggi solari, grazie ad essa viene stimolata la produzione di melanina: noi ci abbronziamo e la nostra pelle diventa luminosa.

Da non dimenticare la funzione di prevenzione nei confronti dell’osteoporosi, dei dolori muscolarie delle fratture. Inoltre questa vitamina aiuta il rafforzamento del sistema immunitario, in modo da renderci meno esposti all’influenza e alle malattie in generale.
In gravidanza, per i neonati e per i bambini si rivela un valido aiuto per portare a compimento i processi di calcificazione delle ossa e dei denti. Coadiuva la crescita e lo sviluppo dello scheletro.
Inoltre può dare sollievo, riducendo gli eventuali dolori che si provano durante il ciclo mestruale.
La carenza di vitamina D può portare al rachitismo, ad ipofosfatemia, ipocalcemia, psoriasi, debolezza muscolare ed ossea.

Gli alimenti
Fra i cibi che contengono quantità elevate di vitamina D, dobbiamo ricordare in particolare l’olio di fegato di merluzzo, il quale, comunque, di solito non viene consumato in grandi quantità.
Non dobbiamo dimenticare, in termini di dosaggio, che per gli adulti le linee guida americane consigliano 5 microgrammi al giorno di vitamina D. Per tutti coloro che hanno dai 50 ai 70 anni, ne sono raccomandati 10 microgrammi. Al di sopra dei 70 anni, 15 microgrammi al giorno, per i neonati e per i bambini non inferiore a 10 microgrammi al giorno.
Tuttavia non bisogna esagerare, perché ad alti livelli si potrebbe incorrere in dei problemi di tossicità. Altri alimenti da tenere presenti sono il pesce, in particolare aringhe, salmone e sardine, gli oli di pesce, le uova, il latte, il burro e i formaggi. Non dimentichiamoci, inoltre, della preziosissima verdura (meglio se di stagione): via libera a spinaci, le erbette, i broccoli, il cavolo riccio e toscano, il tarassaco, la cicoria, le cime di rapa, la catalogna, la barba di frate, l’alga spirulina. L’ideale è cibarsi di questi ortaggi crudi o poco cotti, ricordando che anche i broccoli, tagliati sottili e conditi con olio extra vergine di oliva, sale e limone, crudi sono gustosissimi, e più digeribili.

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Fonte: TantaSalute – Livelli di Assunzione Giornalieri Raccomandati di Nutrienti
(L.A.R.N.) – Società Italiana Di Nutrizione Umana – benessereblog.it
Immagini: salute33.com – astronomicamentis.blogosfere.it – casadivita.despar.it

E se gli integratori alimentari fossero dannosi per la salute?

 

Assumere una dose eccessiva di vitamine potrebbe essere rischioso per la salute, con conseguenze davvero gravi.

L’avvertimento arriva da due lavori, uno del National Institutes of Health americano, l’altro della University of Eastern Finland che, in particolare, si riferiscono al sempre più frequente ricorso a vitamine e integratori di minerali.

Mentre la ricerca statunitense, coordinata da Regan Bailey e pubblicata su American Journal of Clinical Nutrition, mette in evidenza il fatto che la maggior parte delle persone assume integratori con la convinzione di avere maggiori possibilità di mantenere uno stato di salute sano, senza averne in realtà necessariamente bisogno, i ricercatori dell’University of Eastern Finland, coordinati dal dottor Jaakko Mursu, hanno scoperto un legame tra l’assunzione in dosi massicce di vitamine e un più alto tasso di morte tra le donne.

Esaminando un campione di oltre 38 mila donne tra i 50 e i 60 anni che assumevano integratori senza che fosse necessario, i ricercatori finlandesi hanno scoperto che  multivitaminici, acido folico, vitamina B6magnesio, ramezinco aumenterebbero il rischio di mortalità. “Sulla base delle prove esistenti, vediamo poche giustificazioni per l’uso generale e capillare degli integratori -spiegano gli autori della ricerca-  il fai da te potrebbe portare ad assumere sostanze di cui non c’è bisogno, in dosi tossiche per l’organismo”. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Archives of Internal Medicine.

La regola, quindi, è quella di assumere minerali e vitamine grazie ad una dieta equilibrata. Gli integratori, invece, dovrebbero essere assunti unicamente in caso di carenze di nutrienti specifici e sempre sotto controllo medico. Al bando, come sempre, qualsiasi forma di eccesso, anche per quanto riguarda gli integratori.

Come a dire…meglio una bella spremuta d’arancia fatta in casa che una pillola di vitamina C!

Fonte: WellMe
Immagini: podistitagliolesi.it – albanesi.it

I 6 semi della salute

Sono piccolissimi, ma estremamente ricchi di proteine, fibre vegetali ed acidi grassi essenziali che li rendono in grado di aiutare l’organismo nella prevenzione di alcune delle malattie più temute. Si tratta dei semi, con cui poter arricchire la propria alimentazione aggiungendoli ad esempio al muesli della colazione o ad insalate e pietanze salate durante il giorno.
Molti di essi forniscono un importante contributo nella regolazione dei livelli degli zuccheri e del colesterolo nel sangue. Scopriamo allora insieme le sei tipologie di semi più salutari.i grassi essenziali che li rendono in grado di aiutare l’organismo nella prevenzione di alcune delle malattie più temute. Si tratta dei semi, con cui poter arricchire la propria alimentazione aggiungendoli ad esempio al muesli della colazione o ad insalate e pietanze salate durante il giorno.

1) SEMI DI CANAPA
semi di canapa
semi di canapa sono ritenuti un alimento altamente nutriente per via del loro contenuto proteico. Essi possono essere considerati una buona fonte di proteine, in quanto presentano ben 10 differenti aminoacidi. Vantano inoltre un perfetto equilibrio tra acidi grassi essenziali Omega3 ed Omega6. Oltre ad essere composti per il 30% da proteine, i semi di canapa contengono un quantitativo di fibre pari al 40%. E’ infine da considerare il loro benefico contenuto di fitosteroli. Secondo alcuni studi scientifici i semi di canapa potrebbero essere d’aiuto nella prevenzione di patologie cardiache, diversi tipi di cancro e gravi malattie come il
morbo di Parkinson o l’Alzheimer.

2) SEMI DI GIRASOLE

semi di girasoleL’assunzione di semi di girasole è utile per coloro che desiderano migliorare la propria digestione accrescendo l’apporto di fibre vegetali attraverso la propria alimentazione. I semi di girasole sono inoltre ricchi di acido folico, nutriente estremamente importante per le donne in
gravidanza, periodo durante il quale il suo fabbisogno è raddoppiato. Contengono inoltre rame,
selenio e vitamina E, utili per prevenire patologie cardiache e danni a livello cellulare.

3) SEMI DI SESAMO
semi di sesamo
I semi di sesamo rappresentano una delle più importanti fonti vegetali di calcio. Una porzione da 100 grammi di semi di sesamo contiene infatti 1000 milligrammi di calcio. Contengono inoltre ferro, magnesio, zinco e fibre vegetali. Non mancano poi fosforo e vitamina B1. Per via della loro composizione i semi di sesamo sono considerati un alimento davvero unicoPresentano infatti fibre in grado di combattere il colesterolo, abbassare la pressione sanguigna e riparare il fegato da possibili danni. Sono considerati benefici anche in caso di artrite o osteoporosi e durante la menopausa.

4) SEMI DI ZUCCA
semi di zucca
Studi scientifici hanno messo in luce come i semi di zucca possano essere efficaci nella prevenzione del cancro alla prostata. Essi sono ricchi di particolari antiossidanti denominati carotenoidi, ritenuti in grado di stimolare il sistema immunitario e la nostra capacità di difenderci dalle malattie. Questi semi sono inoltre ricchi di zinco e di acidi grassi Omega 3, due elementi nutritivi ritenuti benefici nella prevenzione di artrite e osteoporosi. I fitosteroli contenuti nei semi di zucca contribuiscono ad abbassare i livelli di colesterolo nel sangue ed a rinforzare la capacità dell’organismo di lottare contro i tumori.

5) SEMI DI CHIA
semi di chia
I semi di Chia, come i semi di sesamo, sono molto ricchi di calcio. Ne possono contenere infatti fino a 600 milligrammi ogni 100 grammi. Sono inoltre ricchi di ricchi di fibre vegetali, antiossidanti e proteine, pur apparendo davvero molto piccoli. I semi di Chia sono ritenuti in grado di svolgere un’azione regolatrice del livello di zuccheri nel sangue e di ridurre il rischio di contrarre malattie cardiovascolari o di andare incontro ad un eccessivo aumento di peso. Contengono per il 34% acidi grassi essenziali Omega 3, caratteristica che li rende molto simili ad un altro tipo di semi da non sottovalutare in quanto preziosissima fonte di acidi grassi essenziali e dai quali i semi di Chia possono essere sostituiti: i semi di lino.

6) SEMI DI LINO
semi di lino

I semi di lino risultano particolarmente preziosi nell’alimentazione occidentale per via del loro elevatissimo contenuto di Omega3, la cui assunzione risulta spesso sbilanciata rispetto a quella degli Omega 6. Possono essere considerati, insieme all’olio di lino, come una delle principali fonti di assunzione di Omega 3 per vegetariani e vegani. A tale scopo i semi di lino andranno consumati crudi, preferibilmente dopo averli triturati. I semi triturati dovranno essere consumati subito o conservati in frigorifero per tempi brevi. Gli Omega 3 in essi contenuti agiscono contribuendo a proteggere l’organismo dal rischio di andare incontro a disturbi cardiaci e rivelandosi utili nel trattamento di patologie come ipertensione e osteoporosi.

Fonte: GreenMe
Immagini: obiettivobenessere.tgcom24.it

Più bevi acqua, più mangi sano

 

Lo evidenzia uno studio pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition: chi beve più acqua si nutre in maniera più sana.
Tutte le persone che prediligono acqua, infatti, tenderebbero a una dieta più salutare, assumendo a tavola più fibre, meno zuccheri e alimenti meno calorici.
“La scoperta non dimostra in alcun modo che bere acqua rende più sani – sottolinea Ashima K. Kant, studioso del Queens College – ma indica in ogni caso un collegamento e una ragione per incoraggiare le persone a scegliere l’acqua rispetto ad altri tipi di bevande”.
Il risultato è stato ottenuto dai dati raccolti da un’indagine governativa su sanità e nutrizione su un campione di più di 12 mila americani di più di 20 anni. Per le persone intervistate l’acqua rappresentava un terzo dei liquidi assunti, il 48% era invece rappresentato da altre bevande.
Nel corso dell’analisi è stato rilevato che le persone che bevevano più acqua consumavano più fibre e meno zuccheri.

Fonte: WellMe
Immagini: visitsweden.com – segmentidautore.it – aloeverapura.com

Per una merenda speciale: macedonia speziata con crema di yogurt alla banana

 

La banana è il secondo frutto più venduto al mondo. Ha centinaia di varietà e tutte hanno forma ellittica e una polpa soda e cremosa racchiusa da una buccia non commestibile. La banana più popolare è quella dolce con buccia gialla e liscia, che può variare per dimensioni e colore, e in genere si mangia cruda.
La banana è un’eccellente fonte di potassio, di vitamine, di fibre e di carboidrati.
Questo tipico frutto tropicale, presente sul mercato tutto l’anno, è forse anche il più apprezzato persino dai bambini restii a mangiare usualmente frutta. Per questo la banana è da tenere presente come base per macedonie alle quali gradualmente si aggiungeranno altri frutti.

  • Le banane fresche dovrebbero essere gialle senza zone verdi né macchie marroni.
  • Banane con le estremità verdi non sono del tutto mature, ma continuano a maturare se conservate a temperatura ambiente.
  • Una volta mature, le banane, si conservano per 1-2 giorni, durante i quali continueranno a maturare, scurendosi.
  • Le banane mature si possono conservare in frigorifero: mentre la buccia diventerà marrone scuro, la polpa resterà fresca per 3-5 giorni.

Macedonia speziata con crema di yogurt alla banana
Ricetta vegetariana e senza glutine

Ingredienti per 4 macedonie
– 125 g di yogurt magro
– 4 amaretti
– 3 kiwi
– 2 arance
– 1 banana
– 1 limone
– 3 cucchiai di miele
– 1 cucchiaino di zucchero di canna
– ½ bacca di vaniglia
– cannella in polvere

Preparazione
Riducete i kiwi in cubetti, metteteli in una ciotola di vetro e conditeli col succo del limone e la vaniglia incisa per il lungo e divisa in 2-3 pezzi, mescolate, coprite e lasciate marinare per 30 minuti.
Pelate le arance a vivo e tagliatele a cubetti simili a quelli di kiwi, in una ciotola conditele con un pizzico di cannella e con lo zucchero di canna, quindi sigillate con la pellicola trasparente.
Mescolate lo yogurt insieme al miele, aggiungete la banana a rondelle e frullate in modo da ottenere una crema liscia e vellutata.
Formate, in 4 bicchieri lunghi, un primo strato con i kiwi privati della vaniglia, proseguite con un secondo strato di arance e ricoprite il tutto con la crema di yogurt. Completate con gli amaretti precedentemente sbriciolati e servite subito.

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Fonte: cucina-naturale.it
Immagini: my-personaltrainer.it – buttalapasta.it – equazioni.org

Fame nervosa: cosa è e come placarla

 

Tutto si nasconde nella serotonina: l’ormone della felicità, che non solo ci rende contenti, ma ci fa anche sentire sazi! E’ la serotonina, infatti, che ci fa evitare quegli attacchi di fame impellenti che ci prendono quando meno ce lo aspettiamo e siamo belli tranquilli sul divano o addirittura già a letto – o nella fase premestruale, perché la fame nervosa è in genere disturbo più tipicamente femminile.

A livello fisiologico questa ricerca smaniosa di cibo può dipendere da cali di zucchero nel sangue, da carenze vitaminiche e minerali e, ovviamente, da diete ipocaloriche.

Che fare allora? Anzitutto evitare tutti quegli alimenti che possono scatenare attacchi di fame: caffè e tonici che aumentano la tensione nervosa, snack salati che aumentano l’appetito, dolci raffinati che implicano un netto abbassamento degli zuccheri e la conseguente sensazione di dover mangiare ancora.
Occorre invece preferire frutta e verdura – per evitare appunto carenza vitaminiche – e abbassare l’indice glicemico a tavola: cereali e derivati regolano infatti la produzione di insulina e di conseguenza la glicemia nel sangue. Al contrario la caduta della glicemia scatena la nuova ricerca di cibo. Nel cervello ci sono infatti dei campanelli che mettono in allarme il corpo quando il livello di zuccheri è troppo basso e inducono il bisogno di cibo e i pasti appunto: i cosiddetti cibi spazzatura sono i più pericolosi al riguardo perché sono quelli che causano i picchi glicemici maggiori.

Ma non disperate, non è che la merenda e gli spuntini non si possano più fare! Un buon frutto di stagione o uno yogurt naturale, una spremuta d’arancia, un con qualche biscotto secco non solo sono poco calorici ma anche “scaccia fame”.

Un ulteriore trucco a tavola può essere anche quello di ridurre il sale – che oltre a favorire la cellulite stimola la fame – sostituendolo con spezie che stimolano il metabolismo e che sono ricche di vitamine, calcio, potassio e magnesio: via libera quindi a pepe, peperoncino, paprica, cannella e zenzero.

Ma la fame nervosa non è solo fisiologica. Anzi. Le cause maggiori sono a livello psicologico. Perché si mangia anche quando non si ha davvero fame? Per soddisfare immediatamente le sensazioni negative: un impulso irrefrenabile e compulsivo di eliminare noia, ansia, tristezza, solitudine: si mangia quindi per noia, stress, per scarsa autostima, per compensare qualcosa che ci manca. La fame nervosa è un modo per sostituire l’affetto, la sicurezza, la gioia, l’amore che non abbiamo con il cibo, per mezzo di quel meccanismo psicologico detto eating emozionale.
Pare che l’origine risalga alle prime fasi della vita: se la mamma porge il seno al figlio solo per farlo smettere di piangere, la confusione tra stato di fame e richiesta di cibo è ovvia.
Quindi, se è vero che sapere che cibi evitare per non svuotare tutto il frigorifero ci può aiutare a non farlo, è bene in primis porsi delle domande: perché sono triste? Qual è la causa di quest’ansia? Posso fare io qualcosa per star meglio? Ho vera fame o è solo un palliativo?

La fame emotiva compensa infatti stati d’animo negativi e frustranti ed è qui che entra in gioco la serotonina. Quando si è stressati, il nostro corpo produce la noradrenalina, che ha il potere di stimolare l’appetito; al contrario l’ormone della felicità secreto dal cervello, la serotonina appunto, ha la capacità di rinsaldare l’umore e di fissare anche il senso di sazietà. Viene attivata dai carboidrati e quindi guai a bandirli dalle diete!
Quindi sì a tutti quegli alimenti che possono produrla, ma sì anche allo sport che stimola l’endorfina che combatte ansia e stress.
Un aiuto può arrivare infine dai prodotti naturalitiglio, melissa, passiflora calmano gli stati d’ansia.

Fonte: WellMe
Immagini: riza.it – it.paperblog.com – dietaxcento.com – medicinalive.com

Come non abbuffarsi al buffet

 

NON PRESENTARTI A STOMACO VUOTO 
Sei tra quelli che non resistono alla tentazione di abbuffarsi al buffet? Uno strappo alla regola non fa male, ma rimpinzarsi di tartine, patatine e quant’altro può essere un attentato alla linea. Ecco i consigli di Antonio Costa, responsabile dell’unità operativa semplice di dietetica all’ospedale Santa Chiara di Trento, per godersi il rinfresco di un party senza sensi di colpa.
Prima dritta: se arrivi affamato, ti sarà più difficile controllarti. È meglio mangiare qualcosa prima, per evitare l’assalto ai vassoi delle tartine. Puoi mandar giù a casa uno spuntino, per esempio a base di cracker o di yogurt.


ALLONTANATI SUBITO DAI TAVOLI CON I VASSOI 

I ricercatori americani della Cornell University di New York hanno studiato un trucco ambientale: servirsi al buffet e mangiare altrove è uno stratagemma per sottrarsi alle quantità eccessive. Della serie: se prendi il cibo in un angolo della sala e vai poi ad assaporarlo a parecchie decine di metri da lì, ci pensi due volte prima di fare il bis. Il metodo funziona: in questo modo, secondo lo studio Usa, le donne riducono le calorie del 20% e gli uomini del 29%.

TIENITI ALLA LARGA DA… 
Non inciampare su alimenti deleteri per la linea come arachidi (598 calorie per 100 grammi), formaggi grassi come brie e burrini (da 300 a 500 calorie per 100 grammi), paté di fegato (341 calorie per 100 grammi), grissini (431 calorie per 100 grammi). Se caschi qui, devi assumere il resto con molta moderazione.

ARMATI DEL PIATTO PIÙ PICCOLO 
Se hai la possibilità di scegliere la dimensione del piatto nel buffet, punta su quello da frutta: essendo meno capiente, non lo si può riempire più di tanto. Così le porzioni si riducono automaticamente.

NON RIPULIRE LA PORTATA 
Se il cibo viene servito, chiedi una piccola porzione e non fare il bis. Se arrivano le lasagne, insomma, puoi sgarrare, ma il numero dei bocconi dev’essere limitato.

FAI ASSAGGINI DI CARNE E PESCE 
L’arrosto va bene senza sughetto, anche molluschi e crostacei sono da assaggiare senza intingoli e salsa rosa. Il polpo sgocciolato ha solo 57 calorie per 100 grammi e un piatto di seppie arriva a 72. I tasti dolenti sono la cotoletta e la frittura di mare. Il consiglio? Prendine piccole quantità e accompagna il tutto con le verdure.

BEVI TANTA ACQUA 
L’acqua non solo velocizza i processi metabolici, ma insieme alla verdura crea volume nello stomaco e riduce in fretta il senso della fame.

LA SCELTA DEL BRINDISI 
Per non rinunciare a bere in compagnia, è preferibile per te scegliere lo spumante o un bicchiere di bianco (80-90 calorie), evitando i cocktail, che hanno un apporto calorico molto superiore, tra 200 e 620 calorie.

MASTICA LENTAMENTE 
Il segreto è gustare con calma. Più l’alimento resta in bocca e più si mescola alla saliva, creando volume e accelerando il senso di sazietà. Al contrario, se mangi velocemente, tendi a introdurre più cibo.

Fonte: ok-salute.it
Immagini: ragusanews.it – blognews.it – aniceverde.com – capperiecannella.com – pasticceriabarluna.it

Piccoli (ma importanti) consigli del Prof. Franco Berrino

 

Oggi riporto un articolo molto interessante, tratto dal sito tuttosteopati.it, con dei preziosi consigli dell’oncologo Prof. Franco Berrino. Come indica la frase riportata di seguito, nonostante gli osteopati debbano fare il proprio lavoro e i professionisti dell’alimentazione il loro, spesso le professioni si influenzano l’una con l’altra:

Nel nostro mestiere di osteopati molto spesso ci troviamo a dare consigli alimentari ai nostri pazienti, ma soprattutto ci rendiamo conto che gran parte delle disfunzioni viscerali hanno alla base degli errori nell’alimentazione.
“Nonostante riteniamo che ognuno debba fare il proprio mestiere, per cui che l’alimentazione debba essere seguita da professionisti, ci piace elencare dei principi imprescindibili che il prof. Franco Berrino, nostro mentore e riferimento scientifico per questa materia, ci ha illustrato.”
Di seguito alcuni suggerimenti utili per la sana alimentazione:

Zucchero
“E’ un modo per far sembrare buone delle cose che non sono buone”. Esordisce così il prof. Berrino rispondendo alla prima domanda sullo zucchero, nell’ambito di un’intervista realizzata per La Scuola della Salute, un progetto del 2011 promosso dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, in collaborazione con l’Istituto Nazionale di tumori, che incoraggia tra gli studenti delle scuole secondarie corretti stili di vita, una sana alimentazione, e la lotta al tabagismo giovanile.
L’uomo nella sua storia non ha mai mangiato zucchero” chiarisce il professore, ma oggi lo troviamo dappertutto: nei piselli in scatola, nel pane, nelle fette biscottate ecc”. Questo perché la qualità degli ingredienti di base è pessima. Lo zucchero fa male, soprattutto nella forma liquida: quindi bevande zuccherate, gasate, che sono la principale causa di obesità nei bambini. La sua peculiarità è quella di essere ingerito volentieri anche quando si è sazi.

Allora qual è il modo migliore per dolcificare? La frutta. Un’ottima colazione, per esempio, è quella fatta col muesli, fatto con fiocchi d’avena, uva sultanina, frutta secca.
Una colazione molto zuccherata (con brioche o biscotti e latte zuccherato) ha invece l’effetto di produrre un innalzamento della glicemia, che a sua volta provoca una risposta del pancreas che produce molta insulina per abbassare la glicemia. Ma se la colazione è molto dolce, il pancreas produce troppa insulina e si và in ipoglicemia. “Il che vuol dire – spiega il prof. Berrino – che più dolci si mangiano, più vien fame di zucchero ed è questo il motivo per cui molti studenti la mattina sono nervosi, distratti: perché non c’è abbastanza zucchero nel sangue (sono in ipoglicemia) e questo proprio perché hanno mangiato troppo zucchero”.
Il miele? E’ meglio dello zucchero, ma non va mangiato a colazione. E’ preferibile assumerlo a merenda, dopo l’attività fisica.

Proteine
Importantissime, le proteine sono “il materiale per costruire il corpo, le cellule”. Un ragazzo di età scolare ha bisogno di 1 grammo di proteine per ogni kg di peso corporeo, ma ne mangia generalmente tra i 100 e 150 grammi! Questo perché si mangia tutti i giorni carne, formaggi, salumi… Oggi si sta scoprendo che una dieta molto ricca di proteine è una delle principali cause di aumento di peso. Le proteine inducono la formazione dei fattori di crescita ed è per questo che ne abbiamo bisogno. “Ma quando si assumono troppe proteine – chiarisce Berrino – i fattori di crescita nel nostro sangue sono più alti, e chi ha questi fattori di crescita più alti, si ammala di più di cancro”. Per questo si raccomanda ad un uso moderato di proteine, privilegiando l’associazione delle proteine dei cereali: del grano, del riso, dell’orzo, del farro, con le proteine dei legumi.
Si alla carne e ai formaggi ma non come abitudine quotidiana.

Cosa è corretto mangiare
A detta del prof. Franco Berrino, “la raccomandazione del mondo della ricerca scientifica è quella di basare l’alimentazione quotidiana su cibi di natura prevalentemente vegetale non industrialmente raffinati: non la farina bianca ma quella integrale; non il pane bianco ma quello integrale e così per il riso. Quindi è bene scegliere su un’ampia varietà di cereali non raffinati industrialmente, di legumi, di verdure, di frutta”. Attenzione agli alimenti ad alta densità calorica: la maggior parti dei prodotti alimentari pubblicizzati.

Attività fisica
Fondamentale per il buon funzionamento del nostro organismo. “Il nostro corpo è stato programmato per fare attività fisica – dice Berrino – e lo sport più semplice è quello di camminare, almeno un’ora al giorno”. Che questo tipo di alimentazione funzioni, il dott. Berrino lo ha cominciato a provare scientificamente più di 10 anni fa, quando ha dato vita allo studio Diana 1.
“Erano 104 signore divise in 2 gruppi – racconta lo stesso Berrino – metà di loro sono venute a mangiare con noi per 5 mesi, 2 volte la settimana, e questo ha dimostrato molto chiaramente che modificando l’alimentazione queste signore si sentivano meglio: nessuna di loro era stitica, il colesterolo e glicemia si sono abbassati, così come il testosterone (fattore di rischio per il cancro alla mammella secondo il prof.). Le proteine che ci proteggono dagli ormoni sessuali invece si sono alzate”.

Chi è Franco Berrino? 
Franco Berrino è un oncologo italiano.
Laureatosi in medicina e chirurgia magna cum laude all’università di Torino nel 1969 e specializzatosi in anatomia patologica, si è poi dedicato principalmente all’epidemiologia dei tumori. Dal 1975 lavora all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, dove dal 2002 dirige il Dipartimento di medicina preventiva e predittiva.
Autore di centinaia di pubblicazioni scientifiche, è stato uno dei pochi ricercatori italiani chiamati a collaborare al Food, nutrition, physical activity and the prevention of cancer, pubblicato nel 2007 dal World Cancer Research Fund. Suoi progetti particolarmente significativi sono quello italiano per lo sviluppo dei registri tumori e quelli europei sulla sopravvivenza dei malati neoplastici nei diversi paesi (progetto EUROCARE) e sulla prevenzione del cancro al seno e delle sue recidive (progetto DIANA), frutto della collaborazione tra l’Istituto Nazionale dei Tumori e l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano. È un convinto assertore dell’utilità di una dieta “corretta” per evitare l’insorgere del cancro, tesi spesso illustrata nei suoi libri e nei suoi frequenti articoli sui principali quotidiani italiani.

Fonte: tuttosteopatia.it – it.wikipedia.org
Immagini: ilsentiero.net – wakeupnews.eu – muoversinsieme.it –  it.paperblog.com – casadivita.despar.it – genitoriveg.it

Odi il formaggio? E’ scritto nel tuo DNA

 

A tutti sarà capitato di avere un familiare o un amico che ha una repulsione per il formaggio. Questo disgusto riguarda gli uomini e soprattutto le donne, ed è presente in molti bambini, specie nei confronti dei latticini dal sapore deciso, come il gorgonzola o il taleggio. Nella maggioranza dei casi, i piccoli imparano con gli anni ad accettarne il gusto, mentre in età adulta è difficile superare l’avversione per il cacio. Ma perché alcune persone odiano così tanto grana & co? Intolleranza? No, non si sta parlando di un’incapacità di digerire il lattosio, che è un altro problema.

UN DISGUSTO INNATO. Il gradimento o il disgusto nei confronti dei vari alimenti possono avere una base genetica e può trattarsi, dunque, anche di una predisposizione ereditaria, di DNA. La percezione di un sapore come quello del formaggio è gestita da molti geni, almeno 30. Ogni gene, fra l’altro, può presentare molte varianti, che portano a differenze molto marcate tra una persona e l’altra. E può essere questo il motivo per cui alcuni adorano il gusto del formaggio e altri lo detestano.

L’EDUCAZIONE. Inizia nel grembo il condizionamento del gusto, nel senso che i sapori della dieta materna raggiungono il liquido amniotico, parzialmente deglutito dal feto, e continua nell’infanzia. È stato dimostrato che i pasti in famiglia influenzano le scelte future di gusto. Traduzione: se papà non mangia il formaggio, magari per emulazione non lo farà neanche il figlio.

L’AUTOREGOLAZIONE. Secondo una teoria, l’avversione nei confronti di un alimento, durante la crescita, può anche essere dettata da fattori biologici, cioè dalla cosiddetta sazietà sensoriale specifica, una sorta di autoregolazione dell’organismo che, quando quel cibo viene assunto in gran quantità, spinge a ricercarne altri per soddisfare tutti i fabbisogni nutrizionali. Il bambino, in altri termini, potrebbe rifiutare i secondi a base di formaggio perché il suo corpo ha più bisogno di carne o di pesce. Come devono comportarsi i genitori? È consigliabile lasciare una certa libertà di scelta degli alimenti e non insistere se si manifesta un’avversione nei confronti di alcuni cibi, che può anche essere temporanea.

LA FOBIA ALIMENTARE. L’idiosincrasia per il formaggio può anche rientrare nelle fobie alimentari, ossia una repulsione verso un cibo, che spinge a evitarne qualunque tipo di contatto: mangiarlo, vederlo, toccarlo, sentirne l’odore. L’odio si affievolisce magari quando l’alimento non è pienamente percepito: per questo alcuni tollerano il formaggio se mascherato nelle varie pietanze e accettano la mozzarella, diversa dai latticini per forma e profumo. Da che nasce la fobia? A volte dal disgusto, innato o indotto, nel senso che è tale il rifiuto di quel sapore da non tollerare l’idea di vedere a tavola la caciotta. Oppure da un episodio a cui è collegato il formaggio, un evento negativo o addirittura traumatico al quale la psiche lo associa da quel momento. Per esempio, essere stati obbligati da piccoli a finire il taleggio quando si era sazi. In genere non mangiare i formaggi non è un problema per la salute, se si assorbono i nutrienti necessari da altri cibi. Nei casi rarissimi in cui la fobia è tale da condizionare la quotidianità, si pensa a un percorso di psicoterapia del comportamento alimentare, meglio se a indirizzo cognitivo-comportamentale.

 

Fonte: Emanuel Mian, psicologo referente all’Istituto nazionale di chirurgia dell’obesità (Inco) dell’Istituto Sant’Ambrogio di Milano
Immagini: comefare.com – cimmetecnica.it – utilefutile.glamour.it – gingerandtomato.com

Bocconcini di patate

Eccovi una ricetta semplice, veloce e adatta a tutti i palati, anche per i bimbi che spesso rifiutano la verdura… Questo è un buon metodo per nasconderla nelle patate e creare delle ottime polpettine!

Ingredienti 

  • 500 g di patate lessate e pelate
  • Sale
  • Olio d’oliva
  • 2 zucchine lavate e tritate
  • 2 carote pelate e tritate
  • 1 cipolla pelata e tritata


Preparazione 

In un recipiente schiacciamo con le mani le patate, e aggiungiamo il sale, un filo d’olio e le verdure tritate. Mescoliamo in modo da ottenere un impasto ben distribuito. Facciamone delle palline grandi quanto una grossa noce e poi schiacciamole un po’.
Facciamo scaldare una grossa padella antiaderente e piano piano facciamo arrostire (se necessario aggiungere un goccio d’acqua e un cucchiaio d’olio) su entrambi i lati i nostri bocconcini.
Serviamo caldi o tiepidi. Se avanzano conserviamo in frigo e il giorno dopo saranno ancora degli ottimi stuzzichini!

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Fonte: stilenaturale.com
Immagini: fondazioneniccolocusano.it