Falsi miti: “quando compare la diarrea, è bene mangiare in bianco”

Non c’è nulla di più controverso di quella che viene chiamata comunemente “dieta in bianco”. Infatti, se mangiare “in bianco” significa iniziare con un brodo di pollo, continuare con pasta al burro e accompagnare il tutto con un bel bicchiere di latte, allora si commette un grosso errore: una dieta di questo tipo non aiuta certo a riprenderci dalla diarrea.

La diarrea è un sintomo comune, caratterizzato da evacuazioni frequenti e feci liquide. La causa più frequente è un’infezione batterica o virale, ma alcune volte può essere causata da tossine ingerite con cibi avariati, da allergie alimentari, da situazioni di particolare stress o può essere un effetto collaterale di qualche farmaco assunto. In ognuno di questi casi, la diarrea è solitamente di breve durata e una dieta adeguata può aiutarci a risolvere rapidamente questo spiacevole sintomo.

Il problema sono i liquidi, non i solidi!

Il rischio principale connesso alla diarrea è quello della disidratazione, dovuto alla perdita eccessiva di liquidi: quindi è necessario bere molto, evitando però le bevande alcoliche (a loro volta disidratanti) e quelle contenenti caffeina soprattutto caffè, ma anche tè) che irritano la parete che riveste l’intestino (la mucosa intestinale). Come regola generale, è opportuno evitare le bevande gassate ed è preferibile bere piccole quantità, ma spesso.
Infatti, se si assume una tazza tutta d’un fiato si ottiene lo scopo opposto: il volume eccessivo di liquidi dilata le pareti dell’intestino e ciò che abbiamo ingerito viene immediatamente espulso, mentre se si assumono piccole quantità di liquidi l’intestino ha tempo di assorbirle.
Per quanto riguarda il cibo, latte e derivati del latte (formaggi, burro e yogurt) sono da evitare perché, a causa delle frequenti evacuazioni, la mucosa intestinale è impoverita delle sostanze necessarie per la digestione di questi alimenti.
Meglio evitare verdura e frutta cruda, pane, pasta e riso integrali, perché sono alimenti ricchi di fibre che aumentano le contrazioni della parete intestinale.
Tra la frutta cruda, fanno eccezione le banane, che hanno particolari proprietà astringenti e che quindi possono essere assunte anche in caso di diarrea.
Via libera, invece, a verdure e frutta cotta, pane, pasta e riso bianchi, ma è necessario non dimenticare di consumare anche una quota di proteine (carne, pesce, uova, legumi, affettati magri), molto spesso evitate in presenza di sintomi di diarrea.
Da evitare cibi e condimenti grassi (salumi, fritti, salse, ma anche il brodo di carne).
Sarebbe meglio anche astenersi dall’usare farmaci antidiarroici a meno che il medico non ne valuti l’effettiva necessità. Infatti, questi farmaci agiscono bloccando la motilità dell’intestino senza rimuovere la causa. Se i sintomi non migliorano dopo 2-3 giorni è meglio rivolgersi al medico. Nel caso di bambini e anziani, più soggetti alla disidratazione, è opportuno anticipare il consulto medico se la diarrea non migliora dopo 24 ore.

 

Fonte: cardiolab.it
Immagini: tantasalute.it – inerboristeria.com – blog.giallozafferano.it – salutejournal.it

“World Pistacchio Day”: ecco tutti i benefici

Oggi, martedì 26 febbraio 2013, si celebra in tutto il mondo la Giornata Internazionale del Pistacchio, altrimenti della World Pistacchio Day. Quale occasione migliore, dunque, per ricordare i benefici per la salute e le proprietà nutritive di questo prezioso e gustoso rappresentante della frutta secca?
Studi recenti hanno posto in luce come il consumo di frutta secca, pistacchio compreso, favorisca la prevenzione dell’obesità, mentre per quanto riguarda il pistacchio considerato singolarmente, esso rappresenta una fonte importante di antiossidanti e di polifenoli, i quali vengono rilasciati da parte dell’alimento nel corso della digestione, secondo quanto affermato da una ricerca condotta nel Regno Unito in collaborazione con l’Università di Messina.
A parere degli esperti, pistacchi e frutta secca dovrebbero essere integrati regolarmente nella dieta, al fine di poter godere dei loro benefici. Essi infatti contribuiscono alla riduzione dei livelli di colesterolo LDL nel sangue e concorrono nel diminuire il rischio di incorrere in malattie cardiovascolari.
Il consumo moderato di frutta secca non comporta un aumento di peso all’interno di una dieta bilanciata e consente l’apporto a livello dell’organismo di acidi grassi benefici e proteine di origine vegetale, oltre che di sali minerali, tra i quali possiamo trovare calcio, ferro e magnesio, in quantità differenti a seconda della tipologia prescelta.
L’assunzione di pistacchi contribuisce ad innalzare i livelli di colesterolo HDL nel sangue, oltre a fornire fibre vegetali, acidi oleici e grassi monoinsaturi necessari al corretto funzionamento dell’organismo. I pistacchi sono ricchi di vitamina E e di carotenoidi, sostanze che a parere degli esperti concorrono a mantenere l’integrità delle membrane cellulari delle mucose e della pelle, offrendo inoltre protezione contro l’azione dei radicali liberi.
I pistacchi rappresentano una fonte di vitamine del gruppo B, in quanto contenenti acido folico, riboflavina, tiamina, niacina, acido pantotenico (o vitamina B5) e vitamina B6. 100 grammi di pistacchi forniscono 1l 144% della quantità giornaliera raccomandata per quanto riguarda l’assunzione di rame, un minerale coinvolto nel metabolismo, nella sintesi dei globuli rossi e nel funzionamento dei neurotrasmettitori.
Essi sono inoltre ricchi di fosforo, un minerale che contribuisce ad crescere la tolleranza al glucosio. Per tale motivo la loro assunzione è stata valutata come una possibile alleata nella prevenzione del diabete di tipo 2. Infine, la presenza di due carotenoidi rari nella frutta secca rende i pistacchi un alimento utile per la protezione della vista e degli occhi dall’azione dei radicali liberi. In proposito il riferimento è al loro contenuto di luteina e zeaxantina, sostanze che sono state entrambe correlate alla riduzione del rischio di degenerazione maculare causata dall’avanzamento dell’età.

Fonte: GreenMe
Immagini: faidateconsigli.it – sicilfrutti.it – gingerandtomato.com

Gravidanza e alimentazione: realtà e miti da sfatare

È vero che lavare i vegetali crudi con bicarbonato o aceto fa lo stesso che lavarli con l’Amuchina?
Falso. Lavare frutta e verdura con acqua e bicarbonato non elimina il rischio di infezione da toxoplasma in quanto il bicarbonato è in grado di eliminare solo alcuni agenti patogeni, per esempio i batteri Escherichia coli e Salmonella. E’ sconsigliato l’utilizzo dell’aceto in quanto la sua capacità disinfettante dipende molto dalla sua concentrazione e dalla durata di uso ed è limitata ai soli batteri.

È vero che non si può mangiare salmone affumicato?
Vero. Da recenti studi è emerso che mangiare cibi affumicati come carne, pesce, insaccati e formaggi espone il proprio organismo ad attività cancerogene. La causa starebbe negli aromi artificiali utilizzati per riprodurre in maniera più veloce l’affumicatura. La tossicità dipende da un particolare estratto di legno, utilizzato per il processo di conservazione degli alimenti, in grado di agire sul DNA delle cellule umane in maniera nociva (cancerogena). Pertanto non solo in gravidanza, ma anche al di fuori di tale condizione è auspicabile, se non addirittura l’astensione dal consumo di cibi affumicati, un diminuito consumo.

È vero che non si può mangiare sushi?
Vero/Falso. In linea di massima è preferibile evitare il pesce crudo e, quindi, sarebbe meglio non mangiare sushi in gravidanza. Il motivo è semplice: il pesce crudo, o poco cotto, espone al rischio di contrarre infezioni da parassiti come la toxoplasmosi. Lo stesso vale per ostriche e cozze che provengono da acque contaminate e che espongono a questo rischio. I pesci crudi, inoltre, soprattutto se eviscerati in maniera tardiva, possono ospitare il parassita alimentare Anisakis, responsabile dell’Anisakidosi. Oltre alle infezioni vi è il rischio di intossicazione da mercurio, metallo che si accumula soprattutto in alcune varietà di pesce, tra cui l’orata, il pesce spada, il marlin, lo squalo e il tonno. Per questa ragione l’Afssa (l’Agenzia francese per la sicurezza sanitaria degli alimenti) raccomanda alle donne incinte, a titolo precauzionale, di evitare di mangiarne troppo regolarmente e di diversificare al massimo le varietà consumate. I pesci di allevamento, come il salmone, sono protetti da questa esposizione: da una parte la loro vita è relativamente breve e, dall’altra, le acque in cui crescono vengono controllate con regolarità.

È vero che è meglio astenersi dal mangiare hot dog?
Falso. È possibile consumare hot dog assicurandosi che la carne sia ben cotta per evitare il rischio di infezione da Toxoplasma, Salmonella e Listeria.

È vero che è meglio non bere caffé?
Vero/Falso. L’organizzazione non-profit americana The March of Dimes consiglia alle donne di limitare il consumo di caffeina a meno di 200 mg al giorno. Tali raccomandazioni emergono dai risultati di uno studio pubblicato nell’edizione di marzo 2008 dell’American Journal of Obstetrics and Gynecology. Stando ai risultati, il rischio di aborto spontaneo in chi assume 200 mg di caffeina al giorno è del 15%, contro il 12% di chi non ne assume affatto, e sale al 25% con un consumo superiore a 200 mg. Gli esperti evidenziano che il rischio non riguarda solo il caffè ma tutti gli alimenti che contengono caffeina come tè, cioccolata calda, Coca-Cola, ecc. Secondo gli esperti, sebbene le probabilità di non portare a termine la gravidanza sarebbero maggiori nelle prime dodici settimane di gestazione, sarebbe bene non assumere caffeina durante l’intera gravidanza. Al di la dei risultati ottenuti da questo studio sono da evitare inutili allarmismi. Un caffè, o una bibita contenete caffeina, se si assume ogni tanto con moderazione non creano particolari problemi di salute. Studi precedenti, condotti anche in Italia presso la Clinica ostetrico e ginecologica dell’Università di Milano, hanno evidenziato che il caffè assunto in dosi moderate non pregiudica la capacità riproduttiva della donna e, oltre a non mettere a repentaglio la gravidanza e l’allattamento, non influisce sullo sviluppo del feto.

È vero che è meglio non bere alcolici?
Vero. Il consumo di alcol deve essere abolito durante la gravidanza, soprattutto durante il primo e il secondo mese di gestazione in cui avviene la formazione dei diversi organi; è stato dimostrato infatti che l’assunzione di alcolici in gravidanza predispone a malformazioni fetali (di cranio, cuore e organi interni) ritardo mentale, calo di peso alla nascita, difficoltà di alimentazione e ritardo di accrescimento del neonato.

È vero che bere birra aiuta a far venire il latte?
Falso. Il momento dell’allattamento è un’esperienza carica di significato, anche per le qualità “speciali” attribuite al latte materno. Ecco perché le neo-mamme hanno spesso il timore di non poter assolvere a questo compito tanto importante e, di conseguenza, questa è la ragione alla base della diffusione di tanti miti su questo tema. Un mito abbastanza diffuso, ma assolutamente infondato dal punto di vista scientifico, è quello secondo il quale la birra scura favorirebbe la produzione di latte. Piuttosto, per garantire una composizione ottimale del latte e soddisfare l’aumentato fabbisogno nutrizionale della donna, è fondamentale un’alimentazione corretta ed equilibrata. In particolare è estremamente importante assicurarsi una buona idratazione, bevendo circa due litri e mezzo di acqua – ma anche tisane, infusi, spremute, centrifugati di verdura, succhi – e consumando cibi ricchi di acqua come frutta e verdura.

Leggi anche:
I fabbisogni nutrizionali in gravidanza
I fabbisogni nutritivi durante l’allattamento

Fonte: salute24.ilsole24ore.com – Prof. Nicola Surico, Presidente della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO)
Immagini: famigliagastaldello.it –  bunnychan.it – goodreads.com –  blog.iodonna.it  – mondoinformazione.com – provincia.ancona.it –  mamma.pourfemme.it – spaziomamma.com

3 anni di vita in più con 20 minuti di passeggiata al giorno

L’esercizio fisico è un fattore chiave per il mantenimento della salute. Ma sapevate che ne bastano pochi minuti al giorno per allungare la vita di qualche anno? Lo prova un nuovo studio scientifico. E il movimento di cui si parla è davvero alla portata di tutti.
Muoversi fa bene, si sa. Ma ora una ricerca congiunta del National Cancer Institute e della Harvard Medical School quantifica l’effetto dell’attività fisica sull’aspettativa di vita.
Lo studio ha analizzato i dati relativi a oltre 650.000 individui, tra i 21 e i 90 anni di età, seguiti in media per dieci anni. E i suoi risultati convinceranno anche i più pigri. L’analisi dimostra infatti che l’attività fisica, moderata ma regolare, produce ricadute decise (e misurabili) sulla longevità.
Nello specifico, le evidenze provano che 150 minuti di passeggiata veloce alla settimana (poco più di venti minuti al giorno) possono regalare fino a tre anni di vita, che diventano sette se al movimento si associa un buon controllo del peso corporeo.
In altre parole, se è vero che gli effetti più significativi si riscontrano in soggetti normopeso, i benefici dell’esercizio fisico sull’aspettativa di vita sono trasversali e interessano anche chi ha qualche chilo in più.
Cosa aspettate, allora? Ritagliare venti minuti nell’arco della giornata per camminare (o nuotare o andare in bici) è un bel modo per aggiungere anni alla vita, ma anche vita – di qualità – agli anni. L’esercizio fisico, infatti, se praticato con costanza, aiuta a prevenire tante malattie.
Se poi pensiamo che è anche gratis, non ci sono davvero più scuse.

Fonte: lucaavoledo.it
Immagini: esseredonnaonline.it – viaggi-lowcost.info – medicinalive.com

Celiachia o gluten sensitivity?

Non è celiachia, ma ne condivide la causa, anche se con effetti diversi dal punto di vista molecolare e della risposta immunitaria. E’ la cosiddetta sensibilità al glutine (gluten sensitivity), un disturbo causato dall’intolleranza a questa proteina e che riguarda almeno 3 milioni di italiani.

Se, fino ad oggi, si pensava che la sensibilità al glutine non esistesse, grazie ad uno studio condotto da un gruppo di ricercatori della School of Medicine dell’Università di Baltimora e della Seconda Università degli Studi di Napoli si è giunti invece a definirne cause e sintomi.

Pare che, oltre alla componente genetica, grande ruolo giochi l’alimentazione e, in particolare, il fatto che il grano che oggi consumiamo contenga il 12% di glutine in più rispetto al normale.

Le differenze tra le due patologie sono molteplici: le mucose intestinali di questi pazienti sono sane e non danneggiate come nei casi di celiachia ed è proprio da questo che nasce la difficile diagnosi della malattia. Inoltre, la reazione dell’organismo è diversa: in caso di ipersensibilità è immediata (poche ore o al massimo giorni), mentre nella celiachia i danni possono manifestarsi anche dopo anni.

I sintomi sono quelli tipici di chi soffre di colon irritabile: gonfiore, dolore addominale, mal di testa, depressione, vuoti di memoria. Si tratta dunque di una vera e propria intolleranza del nostro organismo verso questo grano “artificialmente arricchito” e le soglie di tolleranza possono essere diverse da individuo a individuo, aumentando o diminuendo (fino anche a scomparire) nel corso della vita.

Un problema ignorato per anni. Pensavamo che i benefici legati al taglio del glutine dalla dieta di queste persone fossero dovuti all’effetto placebo, ma non è così” spiega Alessio Fasano (colui che ha guidato il gruppo di School of Medicine dell’Università di Baltimora)È una ricerca che cambia completamente l’inquadramento di questi disturbi. Abbiamo dimostrato che esiste un’entità clinica distinta dalla celiachia per patogenesi e geni coinvolti”.

Fonte: WellMe
Immagine: fotografia.deagostinipassion.com – policlinico.mi.it – hungryforchange.tv

L’esercizio fisico incide sulle scelte alimentari

“Se più del 40% degli italiani è in sovrappeso oppure obeso, e il 3-4% ritiene di essere troppo rotondo anche se in realtà non lo è, possiamo concludere che circa un italiano adulto su due pensa di dover fare una dieta. Questi numeri, da soli, possono aiutare a capire di che dimensione può essere il business delle diete in Italia”. Lo ha spiegato all’Adnkronos Salute Pietro Antonio Migliaccio, nutrizionista e presidente della Società italiana di scienza dell’alimentazione.

E per dimagrire gli esperti sottolineano l’importanza di una vita attiva, ma anche un monito contro le diete fai da te. “Alternare restrizioni a eccessi alimentari – avvisano gli esperti – può portare a un aumento di peso”. E ancora: “Non seguire le diete di amici e parenti: non sono personalizzate”. Attenzione inoltre alle diete proposte sui giornali e in televisioni, nonché al digiuno e a diete troppo restrittive.

L’ideale, se si vuole perdere peso, è associare una dieta bilanciata ad un po’ di sano movimento. Peraltro, secondo uno studio dell’Università di Harvard, l’esercizio fisico, oltre a migliorare il metabolismo, ‘modificherebbe’ il cervello e dunque il comportamento e le scelte alimentari, favorendo una dieta più sana.

“Studi precedenti – ha spiegato Miguel Alonso Alonso, autore della ricerca e docente di neurologia ad Harvard – hanno dimostrato che l’esercizio modifica alcune strutture cerebrali e il loro funzionamento: aumenta la capacità di sentirsi sazi e migliora le performance nei test sulle funzioni cerebrali esecutive, come il controllo inibitorio.

Questo è molto importante, perché l’abilità nel ‘sopprimere’ comportamenti non adeguati ai nostri scopi influenza anche le scelte alimentari: un buon controllo inibitorio è alla base della possibilità di riuscire in una dieta per perdere peso ed è anche essenziale per prevenire l’accumulo di chili di troppo nei soggetti con peso normale”.

Ed ecco la piramide dell’attività fisica: alla base ci sono le attività da prediligere e mettere in atto quotidianamente, salendo verso l’apice si trovano invece le attività che dovrebbero essere limitate il più possibile.

Fonte: Informasalus
Immagini: clubdelbenessere.com – nanopress.it – dietabit.it – parcolivenza.com

8 consigli per ridurre i trigliceridi

E’ ormai dimostrato che elevati livelli di trigliceridi possono contribuire a rendere più dure le arterie o all’ispessimento delle pareti delle arterie, aumentando così il rischio di ictus, infarto e cardiopatie.
Elevati livelli di trigliceridi rappresentano spesso la spia della esistenza di altre condizioni che a loro volta incrementano il rischio di cardiopatie e ictus, come obesità, sindrome metabolica, una quantità eccessiva di grasso sul punto vita, elevata pressione sanguigna, elevati livelli di zuccheri nel sangue e livelli anomali di colesterolo.
Ecco 8 semplici consigli per poter ridurre il livello di trigliceridi curando la propria alimentazione:

1. Evitare gli alimenti ad alto contenuto di trigliceridi come: margarina, strutto, burro, salumi, carne, latte intero, formaggi stagionati e lardo. Per iniziare a vedere i primi effetti bisognerebbe abolirli per almeno una settimana, per poi iniziarli a consumare una o al massimo due volte a settimana.

2. Abolire il consumo di alcolici: l’alcool è ricco di zuccheri e calorie che incrementano i livelli di colesterolo e trigliceridi.

3. Limitare il consumo di zucchero bianco: sarebbe molto meglio sostituirlo con qualche dolcificante naturale.

4. Sostituire i cereali raffinati con quelli integrali: i cereali integrali come tutti i cibi integrali sono ricchi di fibre per cui sono ottimi per chi soffre di questo tipo di problemi, in quanto aiutano a controllare trigliceridi, colesterolo e colesterolo LDL.

5. Limitare l’assunzione di colesterolo: carne rossa, tuorlo d’uovo e latte intero sono i prodotti più ricchi in colesterolo per cui vanno consumati quanto meno possibile.

6. Scegliere cibi che contengono elevati livelli di acidi grassi omega-3: recenti ricerche hanno dimostrato che i cibi ricchi di omega-3 sono in grado di ridurre significativamente il livello dei trigliceridi nel sangue. I pesci d’acqua fredda sono ottime fonti si omega-3: merluzzo, salmone, pesce gatto, tonno, salmone e aringhe.

7. Incrementare il consumo di frutta, verdura e legumi, che, ricchi di fibre vegetali, regolarizzano l’attività del nostro intestino.

8. Assumere regolarmente vitamina C, ottima per la sua forte azione antiossidante che evita la formazione di grassi ematici.

Da ultimo, ma non meno importante, va aggiunto che oltre a seguire una dieta equilibrata, si dovrebbe svolgere attività fisica con una certa regolarità: l’ideale sarebbe allenarsi dai 10 ai 30 minuti al giorno tutti i giorni.

Fonte: benesserevillage.it – WellMe
Immagini: alberghiera.it – thatsthespirit.com  – obiettivobenessere.tgcom24.it – casadelluovo.com  – style.it – benessere.atuttonet.it -my-personaltrainer.it – saporiericette.blogosfere.it

Tutte le erbe e gli ortaggi che ci aiutano a vivere meglio

La dieta mediterranea protegge l’organismo da malattie cardiovascolari, tumori, allergie e asma, e previene l’invecchiamento mentale e cerebrale.
L’Istituto nazionale per gli alimenti e la nutrizione suggerisce di basare la nostra alimentazione su frutta e verdura che contengono amido, fibra, vitamine, minerali e altre sostanze preziose per la salute.
Inoltre, i vegetali aiutano a ridurre le calorie, saziando senza appesantire. Il nostro orto, oggi come ieri, contiene tesori di benessere per il nostro organismo.
Ecco 13 alimenti della nostra tradizione, tra erbe e ortaggi, che possono aiutarci a tenerci in forma.

Peperoncino

La caratteristica principale del peperoncino, ovvero la parte piccante, è dovuta alla presenza di un alcaloide, la capsaicina, che conferisce, oltre all’aroma, la facilità di digestione.
Il peperoncino contiene una notevole quantità di vitamine, soprattutto vitamina C (che però si perde durante l’essiccazione), ma anche A, B e D, PP, B2, E (che aumenta l’ossigenazione del sangue e favorisce la fecondità), K (antiemorragica).
Contiene anche carotenoidi e sali minerali e favorisce i processi digestivi e la secrezione gastrica. Inoltre, il suo potere antifermentativo ne rende adatto l’uso specialmente nei mesi caldi; è antidepressivo, stimola la vitalità dei tessuti e attiva il circolo venoso e capillare.
Essendo vasodilatatore e anticolesterolo, previene le malattie cardiovascolari.
Ha fama di avere azione afrodisiaca e sembra che le popolazioni che lo utilizzino abitualmente siano meno affette da calvizie.
E’ controindicato, invece, per chi è affetto da colite.
Il peperoncino viene anche adoperato per uso esterno per ottenere, per esempio, medicamenti che curano i geloni, i reumatismi e le nevralgie; l’uso terapeutico però, deve essere sempre controllato da esperti.
E’ un potente antibatterico ed è, per questo, una delle spezie più utilizzate in Etiopia per la preparazione dei piatti tradizionali grazie al suo potere di fermare la crescita di colonie di salmonelle e colibacilli, responsabili di gravi malattie intestinali, molto diffuse in quelle zone calde.
Nonostante le sue virtù, il peperoncino fu anche soggetto a pregiudizi morali: i Puritani ed altre confessioni lo vietarono considerandolo eccitante e capace di risvegliare i sensi con poteri addirittura diabolici. Ecco perché ancora oggi, in molti nostri dialetti meridionali, il peperoncino piccante viene chiamato “diavolicchio”.

Porro

Il porro è un ortaggio ricco di acqua (più del 90%), poco calorico e indicato nelle diete dimagranti. E’ ricco di vitamina A, ha un buon contenuto di vitamina C e discrete quantità di vitamine del gruppo B e fornisce all’organismo elementi minerali preziosi come il ferro, il magnesio (utile per i nervi), il sodio, lo zolfo, la silice (che favorisce l’elasticità delle ossa e della pelle), il manganese, il potassio, il calcio (toccasana per le ossa) e l’acido fosforico (tonico per il sistema nervoso).
Si consiglia per curare dispepsie, anemie, reumatismi, artrite, gotta, affezioni urinarie, obesità, emorroidi, piaghe, punture di insetti, o ancora se ne raccomanda l’impiego per migliorare o mantenere la freschezza della pelle del viso.
Secondo gli studi più recenti, un consumo regolare di alimenti ricchi in Omega-3 e di alimenti quali aglio o cipolla, proprio il porro e lo scalogno, comporta una riduzione del colesterolo LDL e inibisce la coagulazione del sangue.

Alloro

L’alloro è usato per aromatizzare pietanze come stufati, minestre, arrosti e pesce, ma ha anche molte proprietà benefiche che ne rendono ancora più consigliabile il suo utilizzo. Il suo olio è utile sia per la cura del sistema nervoso che contro reumatismi e distorsioni. Ma l’alloro è soprattutto un toccasana per lo stomaco: favorisce la digestione, lo tonifica e, in generale, ne rinforza le pareti e ne protegge le mucose gastriche. Il decotto di alloro aggiunto al bagno dona sollievo agli arti indolenziti. Non è da trascurare anche la sua azione lenitiva contro tosse e bronchiti. E’ impiegato nel mondo farmaceutico nella produzione di pomate: l’olio delle bacche viene utilizzato contro i dolori reumatici e le contusioni.

Timo

Il timo viene molto usato in cucina per insaporire e rendere più digeribili molti cibi, come carni arrosto, sughi, verdure, funghi, ripieni. Si usa anche per preparare liquori e vini aromatici.

Ha proprietà curative delle vie respiratorie. E’ un antispastico e quindi cura i disturbi dell’apparato gastrointestinale. Ha un’azione antisettica, balsamica ed espettorante efficace per la cura della tosse. E’ utilizzato per la cura di dermatiti, artriti e tendiniti. I principi attivi presenti nel timo sono i fenoli, in particolare il timolo (30-70%) e il carvacloro (3-15%).

Cipolla

La cipolla è forse la pianta da orto più coltivata in Italia, sia per le sue qualità organolettiche, sia per l’alto contenuto di sali e vitamine in essa presenti.
Cotta o cruda, può agire da diuretico, antisettico, espettorante, digestivo, ipoglicemizzante, ma anche come afrodisiaco. E se non piace l’odore, basta condirla con olio e limone.
Utile per la bellezza e la cura del corpo. E’ anche coinvolta nel trattamento della caduta dei capelli: un suo uso sul cuoio capelluto sembra favorirne la ricrescita.
E poi ammorbidisce e rende più bella la pelle, agendo soprattutto su quelle impure.Infine, viene utilizzata come principio attivo di alcune creme cicatrizzanti ed è in grado di diminuire notevolmente lo spessore delle cicatrici provocate dalle smagliature.

Broccolo

Contiene quantità significative di vitamina C, acido folico, fibra, potassio e alcune sostanze particolari dall’effetto protettivo contro i tumori intestinali.
In Cina, durante la dinastia Ming, era considerato l’elisir di lunga vita.
Delle sue componenti sono emerse come efficaci nel trattamento di alcuni tumori (leucemie e cancro al seno), nella riduzione dei livelli di colesterolo nel sangue, nella stimolazione del sistema immunitario e, in particolare, contro i virus.Alcuni suoi estratti, inoltre, sono impiegati nell’industria cosmetica per la realizzazione di creme dall’effetto anti-aging.

Basilico

Il succo delle sue foglie è un ottimo repellente per le zanzare. Tra le sue proprietà terapeutiche si annoverano quelle stimolanti, antispasmodiche, diuretiche, antisettiche, antinfiammatorie e tonico-digestive. E’ proprio l’olio essenziale contenuto nelle foglie fresche appena raccolte che ha una forte azione digestiva, calma gli spasmi intestinali, contrasta l’aerofagia, anche di origine nervosa, agendo come sedativo dello stomaco e del tenue dove viene assorbito con grande rapidità. Un buon consiglio per sfruttarne, in parte, le proprietà è quello di condire i piatti con del buon olio extravergine di oliva al basilico.

Rucola

La rucola o rughetta, nome latino “eruca sativa”, era molto cara agli antichi sopratutto per le sue proprietà curative. I Romani, che ne consumavano anche i semi, le attribuivano qualità magiche e la utilizzavano nei filtri amorosi, ritenendola il più potente tra gli afrodisiaci. La sua coltivazione era spesso effettuata nei terreni che ospitavano le statue falliche erette in onore di Priapo, Dio della virilità.
Erba ricca di vitamina C e sali minerali, viene utilizzata, oltre che in cucina, anche per le sue qualità fitoterapiche, come rimedio per accrescere l’appetito, favorire la digestione, e stimolare l’organismo di chi si trova in uno stato psico-fisico debole. Ha proprietà benefiche tra cui spiccano quelle depurative, digestive, stimolanti, toniche ed emollienti. Stimola l’appetito e combatte la presenza di gas nell’intestino. Gli effetti diuretici e disintossicanti sono evidenti se introdotta per almeno 15 giorni nella dieta quotidiana. Ricca di vitamina C, presenta valide proprietà antiscorbutiche. In erboristeria se ne consiglia l’uso come tisana calmante e tonificante: un pugno di foglie di rucola, un pizzico di foglie di menta e poche cime fiorite di santoreggia. Se da sola, invece, aiuta a combattere la raucedine, la sinusite e la laringite.

Prezzemolo

Il suo utilizzo principale è tritato finemente, come nella salsa verde che accompagna bolliti o patate e polpettoni. Il prezzemolo è ricco di vitamina A, B e C, calcio e ferro e ha proprietà diuretiche, lassative e depurative.
La fitoterapia sfrutta le sue proprietà diuretiche, vasodilatatrici e remineralizzanti, che lo rendono utile in caso di ritenzione idrica, anemia, dispepsia, epatopatie, gotta e disordini del tratto urinario.
L’assunzione contemporanea di molta acqua ne esalta le proprietà diuretiche e depurative.
L’utilizzo degli estratti concentrati di prezzemolo è controindicato in caso di infiammazione renale, in gravidanza (potrebbe provocare contrazioni uterine ed indurre tachicardia fetale) e in presenza di edemi da disfunzione cardiaca o renale.
Il suo decotto è usato per regolare il ciclo mestruale e per alleviarne i dolori. In passato veniva addirittura utilizzato come abortivo se in grande quantità. E’ stata osservata anche un’azione vasodilatatrice.

Salvia

Le sue virtù curative, molto vaste e conosciute fin dai tempi più antichi, sono date dall’acido tannico, dalla resina e dall’olio essenziale che gli dona proprietà toniche, digestive, antisudorifere, cardiotoniche, decongestionanti.
In caso di angine, laringiti o di gengive gonfie e sanguinanti, o di afta o di alito cattivo, ottimi risultati si ottengono con il decotto di salvia, ottenuto facendo bollire 5 grammi di sommità fiorite di salvia in un bicchiere di acqua e da usare per sciacqui alla bocca e gargarismi.
Inoltre, 5 grammi di questa polvere mescolati ad 80 grammi di miele costituiscono un efficace espettorante da prendersi nella misura di un buon cucchiaio alla mattina e alla sera.
Mentre un bagno caldo, nel quale siano state messe a macerare cinque manciate di foglie di salvia, tonifica facendo scomparire ogni sintomo di stanchezza e di oppressione.
Contro le tossi e i catarri profondi si può fare uso di un decotto che ha un’azione calmante veramente miracolosa. Si prepara facendo bollire insieme, fino a raggiungere una consistenza sciropposa, 1 etto di foglie di salvia, 1 etto di zucchero e mezzo litro di vino bianco. Si ottiene un decotto da prendere (un cucchiaino) ogni 2 o 3 ore.
Anche i denti ne avranno benefici, sfregandoli sovente con qualche foglia fresca di salvia.
Contro una sudorazione eccessiva, infine, c’è un ottimo infuso da bere ogni sera prima di coricarsi. Si prepara versando un quarto di litro di acqua bollente su una trentina di foglie di salvia.
Le sue foglie contengono circa il 3% di oli essenziali, tra cui il borneolo, il cineolo e la canfora.

Origano

Grazie a determinate sostanze fenoliche, ha proprietà vermifughe (cioè agevola l’espulsione dei vermi intestinali) e fungicide.
L’origano possiede numerose qualità e proprietà medicinali: contiene olio essenziale che svolge un’azione efficace e stimolante sul sistema nervoso, stimola la secrezione di succhi gastrici, aiuta la digestione, attenua le contrazioni intestinali dolorose ed elimina i gas.
Sull’apparato respiratorio questa pianta esercita un’azione sedativa della tosse e ha una blanda azione purificante.
In medicina veniva utilizzato grazie al suo profumo penetrante come disinfettante di ambienti durante le epidemie e bruciato in ampi bracieri insieme a timo e menta.

Pomodoro

Ricchi di un potente antiossidante: il licopene. Secondo numerosi studi, questa sostanza, oltre a contrastare l’azione dei radicali liberi, riduce il rischio di cancro alla prostata nell’uomo. Non solo, sembra avere un’azione anticancro anche per quel che riguarda le cellule mammarie, gastroenteriche, endometriali e cutanee. Il licopene aumenta se il pomodoro viene cotto.

Zucca

Di colore arancio e quasi sempre di forma rotonda, è una miniera di vitamina A (cioè di betacarotene), ma non solo. Ferro, potassio e calcio, fra i minerali, e tanta fibra fanno della zucca un prodotto naturale prezioso per l’organismo. Appena 100 g di zucca apportano 18 kcal e ben 600 microgrammi di vitamina A, cioè il fabbisogno giornaliero per una donna, mentre l’uomo ne richiede 700 microgrammi.
Ben il 94% di questo ortaggio è costituito da acqua. La zucca aiuta a mantenere la pelle sana e giovane, previene le rughe, combatte i radicali liberi e, grazie alla presenza di fibre, aiuta nella regolazione delle funzioni intestinali. Le vengono attribuite anche proprietà digestive, rinfrescanti e diuretiche abbinate a una consistente azione antitumorale, grazie all’elevata presenza dei carotenoidi.
Anche i semi hanno la loro importanza perché in essi è possibile trovare fitosteroli, oli grassi, melene e fitolecitina. Hanno anche una funzione medicamentosa, tanto che sono indicati per combattere il verme solitario, e sono in grado di alleviare le infiammazioni della pelle e di prevenire le disfunzioni delle vie urinarie. La polpa e il succo della zucca spesso vengono utilizzati come diuretici e gli specialisti consigliano di bere un bicchiere di succo la mattina a digiuno. Da essa inoltre si ricava un estratto che, mescolato al latte, è molto indicato per i disturbi gastrici e le patologie della prostata.
Trova inoltre indicazioni per le astenie, le infiammazioni urinarie, le insufficienze renali, le dispepsie, le enteriti, la dissenteria, la stipsi, le affezioni cardiache e il diabete. Da secoli si riconoscono alla zucca qualità calmanti per chi soffre di problemi nervosi; inoltre favorisce il sonno. In più, la sua polpa è ricca di potassio e di calcio.

Cosa dite: è ora di fare un bell’orticello nel proprio giardino?

Leggi anche:
I 6 semi della salute

Fonte: WellMe
Immagini: cookingshop.it –  dietesane.com – alimentipedia.com – cannamela.it – ilfioredelbene.com – lamiamacrobiotica.wordpress.com – fiordimaiella.it – blog.libero.it – ilsabbioneqb.blogspot.com – mr-loto.it – nanopress.it  – lafrecciaverde.it – radio.rcdc.it – pollicegreen.com

Messaggio d’amore: ricetta light per San Valentino

 

Ingredienti per 4 cuori imbustati e 12 sfogliatelle:
Per la pasta sfoglia light:
370 gr di farina 0
150 gr di yogurt bianco (anche di soia)
2 cucchiai di olio
acqua fredda q.b.
Per il ripieno:
marmellata
1 mela golden

Procedimento:
Impastare gli ingredienti per la sfoglia. Si deve ottenere una pasta morbida ed elastica.
Far riposare in frigorifero per qualche ora avvolta in pellicola per alimenti.
Riprendere la sfoglia, non rimpastarla, stenderla con l’aiuto di un mattarello. Lo spessore per le buste è di circa 3 mm., per i quadrati di circa 5 mm.

Per i cuori imbustati: ritagliare 4 quadrati di 11 cm di lato e quattro cuori. Posizionare i quadrati sulla placca forno preventivamente foderata con carta forno, sovrapporre il cuore, spalmare un leggero strato di marmellata su tutta la superficie. Tagliare a fettine sottilissime 1 quarto di mela, disporre le fettine sulla sommità scoperta del cuore. Chiudere le buste. Spalmare un leggerissimo strato di marmellata sulle mele, le fissa e non si anneriscono.

Per le sfogliatelle con il cuoricinoritagliare 12 quadrati di 10 cm di lato. Spalmare la marmellata, richiudere i quadrati convergendo gli angoli al centro. Con i ritagli di pasta ritagliare 12 cuoricini, posizionarli al centro dei quadrati.  Disporre il tutto sulla placca del forno preventivamente foderata con carta forno.

Mettere le teglie in frigorifero a far riposare (il tempo che il forno arrivi in temperatura), il passaggio frigorifero/forno aiuta la sfoglia a gonfiarsi.
Far cuocere a 180° per 12-15 min circa. Controllare, eventualmente togliere prima.

E se il tempo che avete a disposizione è troppo poco, acquistate la pasta sfoglia già pronta, facendo attenzione a scegliere quella senza grassi idrogenati e 100% vegetale.


Fonte: veganblog.it

Tutte le bugie sull’acqua: fa ingrassare, riduce la cellulite, favorisce i calcoli…

Le false credenze sull’acqua minerale e sull’acqua di rubinetto create dagli spot televisivi e dalla cattiva informazione sono numerose.
Un decalogo dell’Inran (Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione) pubblicato insieme alle Linee guida per una sana alimentazione aiuta a ristabilire la verità e rivela le numerose ambiguità su questo argomento.

1. Non è vero che l’acqua deve essere bevuta fuori dei pasti. Se qualcuno ne beve troppa, al limite si prolungano i tempi della digestione perché i succhi gastrici saranno più diluiti, ma un’adeguata quantità è utile per migliorare la consistenza dei cibi ingeriti.

acqua 72. Bere una buona quantità di acqua (500 ml circa) durante il pasto favorisce i processi digestivi (ma è importante assumere anche le pietanze e non limitare il loro consumo per via del possibile gonfiore provocato dall’acqua).

3. L’acqua non contiene calorie e non fa ingrassare. Le variazioni di peso dovute all’assunzione e all’eliminazione con urine e sudore sono temporanee.

4. Non è vero che bere molta acqua aumenta la ritenzione idrica. La ritenzione dipende in misura maggiore dal sale e da altre sostanze presenti nei cibi.

5. Non è vero che per “mantenere la linea” o “curare la cellulite” bisogna bere acque oligominerali.

6. Per i bambini è meglio alternare acque oligominerali con quelle più ricche di sali, perché una diuresi eccessiva può impoverire la dieta di sali utili all’organismo in crescita.

7. Contrariamente a quanto pensano molte persone il calcio presente nell’acqua viene assorbito, con un meccanismo simile a quello del latte.

8. Non è vero che il calcio dell’acqua favorisce la formazione di calcoli renali. Le persone con questo problema devono bere abbondantemente senza temere  la formazione di calcoli.

9.  L’acqua ricca di bollicine naturali o addizionata di anidride carbonica non fa male. Quando la quantità di gas è molto elevata solo gli individui che soffrono di disturbi gastrici e/o intestinali possono avere lievi problemi.

10. Le saune non fanno dimagrire. La perdita di peso che si avverte è temporanea, perchè l’organismo reintegra in poche ore le perdite di liquido e il peso torna ad essere quello di prima.

Non dimentichiamoci inoltre che l’acqua è la componente più rappresentata nel nostro organismo!

Fonte: INRAN (Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione) – Il Fatto Alimentare
Immagini: stile.it – informasalus.it – acquaionizzata.over-blog.it – livelloalfa.com