Stop alla dicitura “oli vegetali”: come cambierà l’etichetta degli alimenti?

Il 22 novembre 2011 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il Regolamento n° 1169/2011 (che verrà adottato a partire dal 13 dicembre 2014) del Parlamento Europeo e del Consiglio che introduce alcuni cambiamenti in merito alla fornitura di informazioni sugli alimenti. Scopo del regolamento è garantire un elevato livello di protezione dei consumatori in materia di informazioni sugli alimenti.

Ecco le principali novità previste dalla nuova normativa comunitaria:

  • diventa obbligatorio indicare alcune informazioni nutrizionali fondamentali e di impatto sulla salute quali: il valore energetico e la quantità di grassi, acidi grassi saturi, carboidrati, zuccheri, proteine e sale. Tali indicazioni dovranno essere indicate sull’imballaggio in una tabella comprensibile, insieme e nel medesimo campo visivo;
  • tutte le informazioni dovranno essere espresse per 100 g o per 100 ml e potranno, inoltre, essere espresse anche in porzioni;
  • Diventa obbligatorio indicare le origini per tutti gli alimenti che contengono oli o grassi di origine vegetale, qualunque sia la quantità di olio o grasso presente nell’alimento.
  • diventa obbligatorio indicare la presenza di allergeni anche per gli alimenti offerti in vendita al consumatore finale o alle collettività senza preimballaggio oppure imballati su richiesta del cliente o preimballati sul luogo di vendita (ad es. per gli alimenti offerti nei ristoranti, nelle mense, nelle bancarelle o per i preincarti venduti nei negozi);
  • è espresso il divieto di riportare sugli imballi indicazioni forvianti che inducano i consumatori in errore riguardo al prodotto: aspetto, descrizione e presentazione grafica saranno resi più comprensibili
  • per rendere le etichette più facilmente leggibili è stata fissata la dimensione minima delle diciture obbligatorie che dovranno avere caratteri tipografici minimi stabiliti. Se la superficie della confezione è inferiore a 10 cm2, l’etichetta potrà riportare solo le informazioni principali (denominazione di vendita, allergeni, peso netto, termine minimo di conservazione) disposte nella posizione più favorevole;
  • in merito alla data di scadenza, questa dovrà comparire su ogni singola porzione preconfezionata di prodotto;
  • sulla confezione dovrà essere indicata la data (giorno, mese e anno) di congelamento o di primo congelamento di carne non lavorata, preparazioni a base di carne e dei prodotti non trasformati a base di pesce congelato;
  • viene stabilito l’obbligo di indicare la provenienza in etichetta di tutte le carni fresche, refrigerate o congelate di animali delle specie suina, ovina, caprina e di volatili. Dovrà essere indicata, se diversa, anche l’origine dell’ingrediente primario e di altri alimenti per cui saranno successivamente pubblicate relazioni esplicative;
  • è stato previsto che laddove un componente o un ingrediente che si presume sia presente nell’alimento sia stato sostituito con un diverso componente / ingrediente, deve essere riportata in etichetta una chiara indicazione del sostituto (ad es per i “simil-formaggi” prodotti con materie vegetali);
  • per i prodotti e le preparazioni a base di carne sotto forma di tagli, fette, porzioni, la denominazione dell’alimento deve comprendere l’indicazione della presenza di acqua aggiunta se quest’ultima rappresenta più del 5% del peso del prodotto finito;
  • i prodotti a base di carne ed i prodotti della pesca che, pur sembrando costituiti da un unico pezzo, sono frutto dell’unione di più parti di carni o di pesce dovranno essere identificati con le diciture: “carne ricomposta” e “pesce ricomposto”.

Eccezioni: le nuove direttive non saranno obbligatorie per bevande alcoliche, confezioni regalo, prodotti stagionali, alimenti non imballati per il consumo immediato e prodotti artigianali delle microimprese.

Una volta che la legislazione sarà adottata da Parlamento Europeo e Consiglio, l’industria alimentare avrà 3 anni per adattarsi alle nuove regole e 2 ulteriori anni, quindi 5 in totale, per rispettare i nuovi obblighi in materia di informazioni nutrizionali.

Per quanto riguarda invece l’obbligo di indicare l’origine in etichetta per altre categorie di prodotto come le carni trasformate in salumi o altro, ci saranno ancora 2 anni per omologarsi, mentre per il latte e derivati 3 anni.

In ragione della complessità di questo atto normativo, l’esecutivo comunitario ha ritenuto di provvedere alla redazione di un apposito documento di circa 25 pagine nella agevole forma editoriale “Domande e Risposte”. Un documento pronto all’uso e rivolto tanto agli operatori quanto ai controllori, e più in generale a tutti coloro che si occupano dell’informazione ai consumatori.

In realtà il documento riprende aspetti di filosofia “alimentarista” noti da tempo (leggibilità e chiarezza delle etichette intanto, non ingannevolezza, etc).

Ecco alcune “Domande e Risposte”:

Possibilità di anticipare uso del regolamento

Come visto, il Regolamento 1169 entrerà in vigore il 13 dicembre 2014. Una delle domande riguarda il fatto se sia possibile anticipare l’entrata in vigore delle disposizioni.  Etichettando di conseguenza i prodotti alimentari a norma delle nuove disposizioni. A tal proposito, il chiarimento della Commissione è importante: gli operatori alimentari possono etichettare i prodotti a norma del reg. 1169, ma a patto che non ci siano conflitti evidenti con la normativa tuttora in vigore, e cioè la direttiva 2000/13, che continua a essere applicata fino al 13 dicembre 2014.

Un esempio: in base alla direttiva 2000/13, la data di scadenza va posta nello stesso campo visivo della denominazione di vendita, quantità netta e volume alcolico. Sotto il Regolamento 1169 tale disposizione non è più valida (non serve unitarietà di campo visivo). Se quindi oggi gli operatori adottano la regola dell’1169, cadono in infrazione.

Sostituzione di immagini e simboli al posto delle istruzioni d’uso

Al punto 2.2.1, la domanda è se i produttori possano usare il simbolo del pane vicino ad un forno per indicare la cottura (istruzioni d’uso), senza le parole “pane” e “forno”.  La Commissione chiarisce che tale opzione non è contemplata, e i simboli o immagini devono risultare in aggiunta, non in sostituzione del testo. Ma- viene precisato- la Commissione può adottare in futuro atti delegati o di implementazione per consentire ad uno o più particolari di essere espressi in immagini o simboli al posto di parole o numeri.

Allergeni

Al punto 2.4, la domanda è se sostanze allergizzanti debbano essere messe in rilievo (es, latte in polvere). La Commissione chiarisce che la parte del nome adeguata va sottolineata (come da esempio) nel caso di più parole per definire un unico ingrediente, facendo svettare l’elemento allergizzante.

Al punto 2.4.3, si chiarisce come nel caso di alimenti confezionati con superficie di etichettatura massima di 10 cm quadrati, la lista degli ingredienti può essere omessa, ma non  la lista delle sostanze allergizzanti, da indicare sempre (che segue “Contiene:….”). Nel caso il nome di vendita del prodotto indichi di per sé la sostanza allergizzante, non è necessario indicare altrimenti gli allergeni. Inoltre si chiarisce che anche nel caso di alimenti non confezionati, vale sempre la regola di dare informazione sugli allergeni ai consumatori in modo attivo, senza aspettare loro richieste. Il principio di fornire indicazioni sugli allergeni “su richiesta” è così considerato inapplicabile dalla Commissione.

Nano materiali

Altro punto: i nano materiali vanno inclusi tra gli ingredienti con il nome dell’ingrediente preceduto da “nano”, al fine di dare una corretta informazione ai consumatori. Ma in caso di additivi, carry-over o sostanze con funzione tecnologica, non vanno indicati.

Nutrienti

Al punto 3.2 viene poi chiarito l’ordine preciso dei nutrienti in caso di dichiarazione nutrizionale obbligatoria: l’ordine da rispettare è energia, grassi, grassi saturi, carboidrati, zuccheri, proteine e sale.

Informazioni per il il consumatore

Al punto 3.4, un aspetto caldo del dibattito: se e come debbano essere consentiti schemi (anche su base nazionale) di informazione addizionale ai consumatori. La Commissione spiega la validità di tali schemi, purché non siano discriminatori, non impediscano la libera circolazione delle merci, siano stati adottati a seguito di un’ampia consultazione degli stakeholders, siano basati sulla scienza (anche circa comprensione dei consumatori) e abbiano a riferimento i valori nutrizionali di cui all’Allegato XIII del regolamento. E’ questo  un punto di assoluto interesse, in quanto la libera circolazione delle merci difficilmente potrà non essere impedita da misure nazionali anche “forti”, come ad esempio il sistema di semafori appena adottato nel Regno Unito.

Fonte: http://www.sicurezzaalimentare.it – http://www.tecnologiaeambiente.com – http://www.ilfattoalimentare.it
Immagini: trashfood.com –  greenme.it – eufic.com – ilfattoalimentare.it

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Chewing gum: pubblicità ingannevole

La pubblicità sui benefici per l’igiene dentale di chewing gum Vivident, Happydent, Daygum e Mentos è ingannevole e Perfetti dovrà pagare 180.000 euro di multa.

A irrogare la sanzione e’ stato l’Antitrust che riporta la delibera nell’ultimo Bollettino. Secondo quanto si legge, l’Autorità garante ha comminato una multa da 150.000 euro alla Perfetti Van Melle Italia e una di 30.000 euro alla Perfetti Van Melle Spa per i messaggi pubblicitari ingannevoli della campagna 2011-2012 incentrati sull’igiene dentale relativi ad alcuni chewing gum in confetti o lastrine quali: Happydent white complete, Vivident Xylit (nelle versioni Green mint e White), Daygum Protex (nelle versioni Herbs white con aloe vera e Strawberry Jujce), Daygum XP e Mentos Pure white.

In particolare l’Antitrust osserva che la campagna promozionale delle gomme da masticare in questione, ”incentrata sui benefici salutistici derivanti dal consumo dei prodotti, specificamente per l’igiene orale e dentale, attraverso l’accostamento allo spazzolino, agli strumenti medici, ai vanti relativi agli effetti antitartaro, anticarie e antiplacca, ancora agli effetti di rinforzo e protettivi dei denti risultano ingannevoli verso i consumatori”, in quanto agli alimenti reclamizzati ”non possono essere attribuite le caratteristiche salutistiche via via vantate pregiudicando una consapevole ed avveduta scelta commerciale dei consumatori”.

Fonte: http://www.ansa.it
Immagini: giornalettismo.com – partner.andi.it – gek60.altervista.org – shopzeus.com

Contro gastrite e ulcera, 150 grammi di more e lamponi al dì

Una ricerca congiunta condotta dal dipartimento di Scienze farmacologiche e biomolecolari dell’Università degli Studi di Milano e della Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige (Trento) scopre l’azione antinfiammatoria di more e lamponi per prevenire gastriti e ulcere.

Per avere effetti benefici – secondo lo studio pubblicato su Plos One – bastano 150 grammi di more e lamponi al giorno, assunti come complemento o alternativa al farmaco.

Responsabili degli effetti benefici sono gli ellagitannini, una classe di antiossidanti particolarmente complessi che, interagendo con l’organismo umano, svolgono una funzione antivirale e antiossidante, oltre a essere efficaci anche contro alcuni tipi di tumori.

Fonte: unimi.it http://www.plosone.org/article/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pone.0071762
Immagini: obrazky.4ever.sk – illuppoloselvatico.wordpress.com – mr-loto.it

Meat Free Monday

Quando la maggior parte di noi pensa alla cena, la carne fa sempre parte del menù, ma esistono tantissime alternative sane e deliziose che non contemplano l’uso di carne. Con un po’ di creatività si può diminuire il consumo di carne e pesce, aiutare l’ambiente e ridurre la fame nel mondo: inizia a farlo almeno un giorno alla settimana.

Fondato da Paul, Stella e Mary McCartney, Meat Free Monday è un movimento creato per incoraggiare le persone a mangiare meno carne. La campagna, lanciata nel 2009, è nata dopo che le Nazioni Unite hanno pubblicato una relazione in cui si affermava che l’allevamento di bestiame è responsabile del 18% delle emissioni di gas serra; più dell’intero settore dei trasporti di tutto il mondo.

La produzione di carne è responsabile del 18% di tutte le emissioni di gas serra causate dall’uomo; una sola mucca da latte emette 19,3 libbre/8,75 kg di metano all’anno. Se paragonato al settore dei trasporti, che rappresenta il 13% delle emissioni di gas serra di tutto il mondo, puoi iniziare a comprendere il significato di Meat Free Monday.

Secondo la Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite (FAO), il settore dell’allevamento di bestiame è al secondo o al terzo posto nella classifica dei maggiori responsabili di uno dei più seri problemi ambientali, sia a su scala locale che globale.

Occorrono 10 galloni/38 litri di acqua per produrre 5,3 once/150 g. di patate; invece, per produrre un hamburger da 5,3 once/150 g. ne servono circa 6340 galloni/2400 litri.

In un mondo in cui quasi un miliardo di persone sono denutrite, un terzo di tutti i raccolti di cereali e più del 90 per cento della soia vengono trasformati in foraggio e destinati agli allevamenti di bestiame.

Ogni 18 secondi un ettaro della foresta amazzonica viene distrutto per fare posto agli allevamenti di bovini.

Nel mondo vengono allevati 60 miliardi di animali per la produzione della carne. La maggior parte trascorre tutta la vita in minuscoli recinti, senza potere fare quello che è naturale e importante per loro: per esempio distendersi, costruire un nido o nutrire i propri piccoli.

Se una famiglia media riducesse il consumo di carne della metà, questo avrebbe un impatto sulla riduzione di emissioni di CO2 maggiore di quanto accadrebbe se la stessa famiglia dimezzasse l’uso dell’automobile.

Nel prossimo decennio la maggior parte del pesce che mangeremo proverrà da allevamenti. Ogni forma di allevamento ha la sua impronta ambientale. Scegliendo il pesce da allevamenti e sistemi produttivi migliori, puoi giocare un ruolo importante nel ridurre gli impatti negativi dell’acquacoltura.

Fonte: http://www.stellamccartney.com

Immagini: www.gnclivewell.com.au – www.keepcalm-o-matic.co.uk – www.barillacfn.com

Tutti i benefici della Dieta Mediterranea

Negli ultimi anni sono stati pubblicati ampie e significative ricerche che danno importanti segnali dell’esistenza di un rapporto causale tra la Dieta Mediterranea e la riduzione dell’incidenza di malattie cardiovascolari, tumori ed altre patologie gravi.

CORRELAZIONE TRA DIETA E DIVERSE PATOLOGIE

Il progetto SUN

Il progetto SUN (Seguimiento Universidad de Navarra), dell’Università di Navarra in Spagna, ha studiato l’effetto della Dieta su ipertensione, sul diabete, sull’obesità, sulla malattia coronarica e su altre patologie. E’ uno studio ancora aperto, ma il reclutamento è iniziato nel 1999 ed ha raggiunto i 17500 soggetti circa. I risultati disponibili fino ad ora rilevano che:

  • vi sarebbe un’associazione inversa tra l’olio d’oliva o tra l’adesione a un modello alimentare mediterraneo e l’infarto del miocardio;
  • in particolare per gli uomini, dopo 28,5 mesi una dieta mediterranea ricca di olio d’oliva si associa a un ridotto rischio d’ipertensione;
  • dati relativi a circa 14000 soggetti hanno anche evidenziato che chi aderisce a una stretta dieta mediterranea presenta un rischio inferiore di sviluppare il diabete;
  • in più di 13600 soggetti è stata rilevata una minore probabilità di sviluppare eventi cardiovascolari per coloro che seguono una dieta di tipo mediterraneo;
  • l’assunzione di determinate vitamine, presenti in quantità consistenti nella dieta mediterranea, è inversamente associata alla depressione.

Lo studio SUN ha indicato la superiore qualità dei grassi assunti tramite la dieta mediterranea come possibile causa di questi effetti benefici.

Lo studio ATTICA

Lo studio ATTICA dell’Università di Atene è stato condotto negli anni 2001-2002, e vi hanno partecipato 3024 soggetti di età compresa fra 20 e 89 anni, per la maggior parte uomini della regione di Attica in Grecia. I partecipanti allo studio sono stati scelti perché non presentavano segni di malattia cardiovascolare e infezioni virali croniche al momento dell’arruolamento. Ai partecipanti è stato assegnato un punteggio, chiamato MedDietScore, che misura il livello di aderenza al modello tradizionale della Dieta Mediterranea. Lo studio ATTICA ha dimostrato che una maggiore aderenza alla Dieta Mediterranea riduce il rischio per lo sviluppo della disfunzione sistolica ventricolare sinistra nei pazienti affetti da sindrome coronarica acuta.

L’esatto meccanismo con cui questo tipo di dieta riduce il rischio di malattia cardiovascolare non è pienamente compreso, ma anche alla luce dello studio ATTICA si ipotizza che lo stile di vita mediterraneo contribuisca a una normalizzazione dei livelli plasmatici di colesterolo totale e del colesterolo delle lipoproteine a bassa densità (LDL). La Dieta Mediterranea contribuirebbe anche al controllo di altri fattori di rischio cardiovascolare come:

  • insulinoresistenza
  • disfunzione endoteliale
  • aggregazione piastrinica
  • stress ossidativo
  • infiammazione cronica

In particolare, si ascrive il miglioramento del profilo lipidico alla attività anti-ossidante dei composti polifenolici contenuti nel vino rosso, che provocherebbe anche il miglioramento del sistema di coagulazione e fibrinolisi, dell’aggregazione piastrinica e della funzione endoteliale. In sintesi, secondo un complicato processo, l’attività vasodilatatoria da parte dei polifenoli presenti nel vino si traducibile in un miglioramento del rischio cardiovascolare. Proprietà anti-ossidative e la capacità di ridurre i livelli di LDL si riscontrano anche nell’acido oleico, nei composti fenolici nella vitamina E presenti nell’olio d’oliva, mentre gli acidi grassi polinsaturi e gli acidi omega-3 dimostrano una capacità di ridurre i trigliceridi plasmatici e di ridurre il rischio e la mortalità cardiovascolare tramite un’azione antiaritmica.

DIETA MEDITERRANEA E CANCRO

Lo studio EPIC

Lo studio EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition, che significa “Investigazione prospettica europea sul cancro e la nutrizione) è il più vasto studio di popolazione condotto sui rapporti tra dieta e salute. E’ coordinato dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro che appartiene all’Organizzazione Mondiale per la Sanità, e vi hanno preso parte 520000 persone provenienti da dieci paesi europei:

  • Danimarca
  • Francia
  • Germania
  • Grecia
  • Italia
  • Olanda
  • Norvegia
  • Spagna
  • Svezia
  • Regno Unito

Lo studio EPIC tenta di chiarire i rapporti tra dieta, fattori ambientali, stile di vita e incidenza di cancro e di altre malattie croniche. Gli autori dello studio hanno esaminato la relazione tra grado di aderenza alla dieta e incidenza di cancro un campione di 25623 soggetti. Per valutare il grado di aderenza alla Dieta Mediterranea tradizionale dei soggetti i ricercatori hanno utilizzato un questionario e assegnato un punteggio che va da 0 a 10. Un follow-up dopo quasi 8 anni ha rilevato 851 casi di cancro clinicamente confermati, e gli autori hanno potuto riscontrare che un più alto grado di aderenza alla dieta mediterranea si associa a una minore incidenza del cancro globale. In particolare, un incremento di due punti nel punteggio di aderenza alla Dieta corrisponde a una riduzione del 12% dell’incidenza di cancro. Lo studio EPIC ha inoltre evidenziato che l’interazione tra i componenti della Dieta potrebbe avere effetti di maggiore entità che l’assunzione di singoli componenti della Dieta. L’indagine dello studio EPIC, ancora in corso, fornirà preziose informazioni scientifiche sui rapporti tra alimentazione e malattie.

DIETA MEDITERRANEA E MALATTIE CARDIOVASCOLARI

Gli studi Interheart e Predimed (Prevencion Dieta Medieterranea)

Il rischio di infarto del miocardio acuto è collegato quasi esclusivamente a nove fattori di rischio. Essi sono:

  • tabagismo
  • alti livelli di colesterolo
  • ipertensione
  • diabete
  • obesità addominale
  • stress
  • mancanza di consumo quotidiano di frutta e verdura
  • consumo di alcol
  • mancanza di esercizio fisico

Lo studio Interheart è un vasto studio che si concentra sui soggetti con infarto del miocardio. Sono stati arruolati soggetti in 52 paesi di tutti i continenti, per un numero totale di 15152 casi e 14820 controlli. Come casi, sono stati selezionati pazienti che avevano avuto un infarto del miocardio e che si presentavano in unità coronarica entro 24 ore dall’inizio dei sintomi. Come controlli sono stati selezionati pazienti comparabili per sesso ed età ma che non avevano avuto malattie cardiache. Lo studio Interheart ha concluso che le strategie di prevenzione della malattia coronarica possono essere basate su principi simili in tutto il mondo, dunque è necessario investire sui fattori di rischio, compresa l’alimentazione.

Lo studio Predimed (Prevencion Dieta Mediterranea), uno studio multicentrico di prevenzione primaria della malattia cardiovascolare, ha evidenziato che i fattori di rischio cardiovascolari possono migliorare se una dieta povera di grassi viene integrata con olio d’oliva o noci, seguendo la tradizione della Dieta Mediterranea.

Il Lyon Diet Heart Study e lo studio GISSI-Prevenzione

Il Lyon Diet Heart Study ha accertato se una dieta di tipo mediterraneo può diminuire il tasso di recidiva dopo un primo infarto miocardico. I risultati dello studio, di tipo randomizzato, mostrano che l’effetto protettivo della Dieta Mediterranea si mantiene fino a quattro anni dopo l’infarto. Lo studio GISSI-Prevenzione ha invece dimostrato che nei pazienti con infarto miocardico che sono riusciti a mettere in pratica alcuni consigli dietetici, che comprendevano l’aumento del consumo di cibi mediterranei, il rischio di morte precoce è diminuito indipendentemente da qualsiasi trattamento farmaceutico.

DIETA MEDITERRANEA E DECLINO COGNITIVO

Lo studio ILSA (Italian Longitudinal Sutdy on Aging) e lo studio HALE

L’ILSA (Italian Longitudinal Sutdy on Aging, ovvero “Studio Longitudinale Italiano sull’Invecchiamento”) ha, valutato l’impatto del consumo di alcool sull’incidenza di decadimento cognitivo lieve e la progressione verso la demenza. E’ emerso che i pazienti con lieve alterazione cognitiva che consumavano circa 15 grammi al giorno di alcol (bevitori moderati) hanno avuto un tasso di progressione minore verso la demenza dei pazienti astemi. Lo studio HALE (Health Aging: a Longitudinal Study in Europe, ovvero “Invecchiamento e salute, uno studio longitudinale in Europa”) ha valutato 3496 soggetti di 10 paesi europei, ed ha concluso che le analisi dei dati raccolti “portano a concludere che gli individui di età compresa tra i 70 e i 90 anni che seguono una dieta mediterranea presentano una riduzione della mortalità superiore al 50% per tutte le cause e per cause cardiovascolari e tumori”.

LA DIETA MEDITERRANEA E I GIOVANI

Lo Studio Multicentrico sulle Abitudini Alimentari dei Giovani

Il Consiglio Nazionale delle Ricerche, l’Istituto di Neuroscienze e la Sezione Clinica per lo studio dell’Invecchiamento di Padova hanno coordinato una ricerca sull’alimentazione dei giovani e l’obesità. La ricerca è stata condotta dall’Università di Padova, patrocinata dal Ministero per le politiche agricole e in collaborazione con l’Associazione Amici di Ostuni e i Comuni di Ostuni, Conegliano (Treviso) e Montichiari (Brescia). Lo studio, strutturato in due fasi (fase pilota e fase di raccolta dati), è ancora in corso, e permetterà di stimare la frequenza di fattori di rischio cardiovascolari, in particolare fattori dietetici, nella popolazione target. In particolare verrà preso in esame l’introito calorico, il tipo di grassi, il consumo di sodio, il deficit ti potassio, il consumo eccessivo di alcool e caffè, il consumo di frutta e verdura.

Fonte: http://www.fondazionedietamediterranea.it
Immagini: dietesane.net – calabriatipica80.altervista.org – jenuino.com – ifood.tv – it.lifestyle.yahoo.com – convitalia.org

Ragazzi di campagna: dieta più sana

Secondo uno studio condotto in Scozia sugli scolari di 15 anni gli adolescenti provenienti da aree rurali hanno una dieta più sana di quelli che vivono nelle aree urbane.

E’ stato dimostrato che i ragazzi che vivono in remote zone rurali della Scozia mostravano la più alta frequenza di consumo di verdura (in media 6,68 giorni alla settimana) e la frequenza più bassa nel consumo di dolci e patatine (4.27 e 3.02 giorni alla settimana, rispettivamente).

Tuttavia, non era nelle principali quattro città della Scozia (Glasgow, Edimburgo, Dundee e Aberdeen), ma nelle zone descritte come “altre aree urbane” (città con abitanti da 10.000 e 125.000), che gli adolescenti mostravano la dieta più povera. Privazione e ruralità erano indipendentemente associati con il consumo di cibo in generale, ma non il consumo di frutta.

Inoltre, la condivisione di un pasto in famiglia, il comportamento alimentare, la scarsità di alimenti e l’abitudine di consumare la prima colazione, non erano differenti rispetto ai ragazzi delle aree rurali. Il livello d’istruzione scolastica è apparso come significativo per le frequenze di consumo di frutta e verdura e per il consumo irregolare della prima colazione, indipendentemente dalla “ruralità”.

Fonte: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23962450
Public Health Nutr. 2013 Aug 21:1-10. Urban-rural differences in adolescent eating behaviour: a multilevel cross-sectional study of 15-year-olds in Scotland. – obesita-it

Immagini: airc.it – ioemarc.blogspot.com –

Allattamento: cibi sì e cibi no

“L’allattamento è un momento magico di comunicazione tra mamma e bambino. E’ un gesto che avvicina e accomuna ogni mamma del mondo…”

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda di allattare al seno i bambini in modo esclusivo fino ad almeno i 6 mesi di vita, perché il latte della mamma è l’alimento migliore per far crescere sani e robusti i neonati.

Ecco alcuni consigli nutrizionali per questo speciale momento nella vita di ogni mamma:

  • Uno spuntino addizionale a base di latte, yogurt o formaggio.
  • Il consumo di frutta e verdura, in particolare di quelle di colore giallo-arancio e verde scuro, per il contenuto di sali minerali e vitamine; di pesce azzurro per l’apporto di acidi grassi omega 3, carne,  uova, olio di oliva (in quanto l’acido oleico è fondamentale per la maturazione del sistema nervoso del lattante) e legumi.
  • Acqua in abbondanza: almeno 2,5 litri al giorno, aumentati a 3 litri nel periodo estivo;
  • L’esclusione di preparazioni elaborate, ricche di grassi saturi;
  • Il consumo moderato di caffeina, contenuta in caffè, the e bevande a base di cola, e alcoolperché passando nel latte, queste sostanze potrebbero causare nel neonato irritabilità e insonnia. Preferire nel caso, prodotti decaffeinati o deteinati.
  • L’abolizione tassativa di superalcolici in quanto l’alcool etilico che passa nel latte, potrebbe inibire la montata lattea e provocare nel lattante sedazione, ipoglicemia, vomito e diarrea.
  • L’esclusione del vino, compreso quello a bassa gradazione alcolica. Nel caso lo si consumi, è bene limitarsi a quantità non superiori a un bicchiere, una o due volta massimo a settimana, esclusivamente ai pasti;
  • L’eliminazione della birra che non ha nessun ruolo nel favorire la secrezione di latte, ma che invece può passare nel latte e renderlo amaro e sgradito al lattante.
  • La riduzione del consumo di cioccolato.

CIBI SCONSIGLIATI

È preferibile non includere (a meno che non abbiano fatto parte della già dieta in gravidanza) cavoli, aglio, cipolla, asparagi, peperoni, cetrioli, fragole, uva, ciliege, pesche, albicocche, formaggi fermentati (gorgonzola, brie), crostacei, molluschi, selvaggina, dolci alla crema o al liquore, cacao. Alcuni di questi alimenti possono infatti alterare il sapore del latte, altri essere dannosi per il bambino, e altri ancora esporlo al rischio di allergie. Inoltre è bene evitare anche alimenti per i quali la mamma abbia notato una relazione tra assunzione e scarso gradimento del latte da parte del neonato.

Fonte: www.salute.gov.it –