Auguri di Buona Pasqua

Chissà cosa vorreste trovare dentro all’uovo di cioccolato: magari un lavoro, un po’ di serenità, un sogno, un amore, un viaggio, una nuova possibilità.

Io penso di aver già trovato la sorpresa del mio uovo di Pasqua: in questi 3 mesi di lavoro ho avuto tante soddisfazioni, sia dai miei pazienti, che da tutti voi, che mi seguite, mi fate domande e complimenti.

A tutti voi, un sincero augurio di Buona Pasqua!

La vostra dietista Sara Paris

Immagini: gentiepaesi.it

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“Food Fight”: l’hip hop a sostegno dell’alimentazione responsabile

L’impegno per promuovere un’alimentazione sana e responsabile può essere profuso anche a suon di musica. Lo ha dimostrato la band hip hop Earth Amplified, con il suo pezzo intitolato “Food Fight“.
“Poor diets kill more brothers than pistols”: le diete scadenti uccidono più fratelli delle pistole. E’ questo il messaggio che ha accompagnato la pubblicazione del videoclip di “Food Fight”. Un messaggio forte e provocatorio, che cerca di sensibilizzare gli ascoltatori sulla spinosa questione alimentare, una tematica particolarmente sensibile negli Stati Uniti d’America. Forse non esagerano i ragazzi di Earth Amplified quando puntano il dito sull’elevato tasso di mortalità legato ad una cattiva alimentazione: negli States la principale causa di morte è rappresentata dalle malattie cardiovascolari, causate principalmente da stili alimentari ipercalorici.
“Food Fight” è un atto d’accusa nei confronti delle grandi multinazionali del cibo pronto e confezionato, nei confronti degli innumerevoli fast food, colpevoli – secondo gli Earth Amplified – di danneggiare i consumatori con strategie di disinformazione e pubblicità ingannevoli, colpevoli di propinare cibi ricchi di grassi saturi e altamente pericolosi per la nostra salute.
Nel video della canzone, il “food fight” è un duello a colpi di alimenti, dove il cibo spazzatura appare come arma pericolosa e letale. Forse il video è un po’ di cattivo gusto, ma sicuramente lancia un messaggio ben chiaro e inconfondibile. Un messaggio che si carica di grande importanza in tempi di crisi come quello che stiamo vivendo, dove il binomio povertà/obesità sembra farsi sempre più significativo, dove la recessione economica prepara il campo alla recessione alimentare.
E se il cibo spazzatura è la nostra condanna, forse solo un po’ di sana verdura potrà salvarci…

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Fonte: culturaincucina.it
Immagini: italianfoodnet.com
Video: youtube.com

ASL di Milano ai medici: prescrivete dieta vegana ai diabetici

“Hai il diabete? Diventa vegano”. A breve questo potrebbe essere lo stralcio di una conversazione medico-paziente a Milano. Perché la nuova linea suggerita dall’Asl del capoluogo lombardo ai camici bianchi, sulla base degli ultimi studi in materia, è proprio quella di prescrivere una svolta alimentare a chi combatte con il diabete di tipo 2. Una svolta che porta all’addio alle carni. “Dieta vegana, oppure mediterranea correttamente impostata, attività fisica, cessazione dal fumo“. Ecco le prime ‘terapie’ da indicare ai pazienti, secondo quanto viene riportato in un documento “destinato a 1.100 medici di medicina generale della metropoli e a specialisti in forze negli ospedali”, spiega Alberto Donzelli, direttore del Servizio educazione all’appropriatezza dell’Asl di Milano, anima del progetto.
Si chiama p-PDTA, percorso Preventivo Diagnostico Terapeutico Assistenziale del paziente affetto da diabete mellito di tipo 2, viene periodicamente aggiornato da un gruppo di lavoro ospedali-territorio, composto da diabetologi di strutture cittadine (Niguarda, Istituto Auxologico, Casa di cura San Pio X, Policlinico, San Paolo), medici di medicina generale e rappresentanti dell’Asl di Milano. L’attuale versione, pronta per essere spedita ai medici di famiglia, è di fine 2012. Il prossimo aggiornamento sarà a dicembre 2014, salvo anticipi nel caso arrivassero nuovi dati clinicamente rilevanti..

Il documento tiene conto di linee guida esistenti, integrate da riflessioni del gruppo di lavoro basate su studi e altre fonti. “Lo scopo è fornire indicazioni concrete per la migliore assistenza da offrire ai cittadini per la prevenzione, diagnosi, terapia, assistenza e prevenzione delle complicanze del paziente diabetico, da parte sia dei medici di medicina generale, sia degli specialisti”, si legge nel testo che l’Adnkronos Salute ha avuto modo di visionare. Gli estensori hanno tenuto conto anche “delle risorse cittadine, da impiegare con il miglior possibile rapporto costo-efficacia” cercando di esprimere raccomandazioni che evitino “medicalizzazioni improprie e utilizzo inappropriato di diagnostica strumentale e di laboratorio”.

Quanto alla dieta, l’obiettivo è “favorire abitudini alimentari, comportamentali, stili di vita e condizioni ambientali adeguati alla prevenzione primaria, alla gestione e alla prevenzione delle complicanze del diabete. Questo Pdta – precisano i promotori – intende intervenire sui fattori che peggiorano la salute e la qualità di vita degli assistiti con un’azione integrata non circoscrivibile alla sola prescrizione farmacologica”.

E proprio nel capitolo sulla “terapia medica nutrizionale” si trova il passaggio sulla dieta vegana, per la quale viene fornito ai medici anche un ricettario con suggerimenti culinari per i pazienti (che è parte integrante del Pdta). Nel volumetto ‘Scacco al diabete con un pizzico di fantasia’ si spazia da primi piatti a base di pasta integrale, classici, a proposte più ‘alternative’ come il meno noto bulgur (frumento integrale, grano duro germogliato), tutti conditi con verdure. Ci sono poi suggerimenti per rendere più appetibili le verdure, ricette per i legumi, persino un capitolo riservato ai piatti regionali e a quelli con soia e derivati. La premessa degli esperti è che “il calo ponderale è raccomandato a tutti i pazienti diabetici in sovrappeso corporeo o obesi“, citando uno studio in cui “un importante calo di peso (del 15%) si è dimostrato in grado di normalizzare glicemia, emoglobina glicata e steatosi epatica, producendo la regressione di casi diagnosticati di diabete“.

Dunque si suggerisce la via per ottenere il risultato: “Una moderata riduzione dell’apporto calorico (300-500 kilocalorie al giorno ) e un modesto incremento del dispendio energetico (100-300 kcal al giorno) permettono una lenta ma progressiva riduzione del peso di 0,45-0,90 chilogrammi a settimana”. E qui entra in gioco la dieta vegana. “In studi specificatamente disegnati per testare queste ipotesi, un’alternativa che si è dimostrata mediamente più efficace e gradita, non richiedendo imposizioni di restrizioni caloriche, è rappresentata da una dieta vegana basata unicamente su cibi vegetali, o da una dieta vegetariana a basso indice glicemico”, recita il documento che riporta anche una serie di riferimenti scientifici a supporto. Le diete vegetariane – spiegano gli esperti nel Pdta – hanno prevenuto o migliorato il diabete.

Uno studio controllato randomizzato “di 5 mesi su 100 diabetici di tipo 2 obesi ne ha trattati 50 secondo la linea guida dell’Ada, American Diabetes Association, (15-20% di calorie da proteine, meno del 7% da grassi saturi, 60-70% da carboidrati e grassi monoinsaturi, personalizzata per creare un deficit di 500-1000 calorie giornaliere). E ha trattato gli altri 50 con una dieta vegana (più vitamina B12) con un 65% o più di calorie da carboidrati a basso indice glicemico, meno del 20% da grassi e meno del 15% da proteine”. Una dieta “basata su verdura, frutta fresca e secca oleosa, cereali integrali e legumi, a volontà ma con poco olio aggiunto. A tutti era permesso un drink di alcol al giorno alle donne e due agli uomini”.

Il confronto è stato vinto dalla dieta vegana. Sia per l’aderenza al nuovo regime alimentare che è risultata del 67% per i vegani contro il 44% per i pazienti che seguivano la dieta targata Ada, sia per il calo di peso ottenuto: 6 chili contro 4. Le altre voci in cui ha primeggiato la dieta vegana sono la riduzione di farmaci antidiabete (43% contro 26%), la riduzione dell’emoglobina glicata, che è stata dell’1,48% per i vegani contro lo 0,81% dei pazienti in ‘dieta Ada’, e il colesterolo LDL (-23 contro -11). “Le due diete – concludono gli esperti – hanno dato miglioramenti ma quella vegana maggiori risultati clinici e accettabilità e dovrebbe costituire la prima scelta. La buona accettazione rispetto alle diete classiche, legata al consumo a volontà, dovrebbe incoraggiare a proporre attivamente questo modello alimentare, a partire dai circa 70 pazienti diabetici, in gran parte sovrappeso e obesi, che un medico di medicina generale ha ogni mille assistiti”. Accanto alla dieta vegana resta l’intramontabile dieta mediterranea che prevede un’alimentazione comunque “ricca di verdura, frutta fresca e secca oleosa, cereali integrali, legumi e semi, olio di oliva; moderatamente ricca di pesce e con latticini consumati soprattutto in forma di yogurt; ma povera di carne, soprattutto rossa e trasformata, e di grassi saturi e trans (acidi grassi industrialmente idrogenati presenti in prodotti da forno e fritture industriali e dei fast-food); e ancora povera di zuccheri e bevande zuccherate”.

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Fonte: ACP (Associazione Culturale Pediatri)
Immagini: dietadiabetici.blogspot.com – lettera43.it – agireoraedizioni.org – learnclip.com – avocadopesto.com – ohsheglows.com

Semi di girasole: 5 buoni motivi per mangiarli

Il girasole è un fiore bellissimo in grado di trasmettere gioia e allegria per via del suo colore e della sua originale caratteristica di “inseguire” il sole… Sono in pochi però a sapere che questo splendido fiore ha dei preziosi semini dalla forma allungata che, oltre a fornire un ottimo olio (quello spremuto a freddo) possono essere utilizzati in diversi modi in cucina.

Una piccola manciatina al giorno di semi di girasole può portare grandi benefici al nostro organismo. Vediamo 5 buoni motivi per inserirli nella propria dieta quotidiana:

1. Fonte di selenio: i semi di girasole sono una buona fonte di selenio, un minerale molto importante nella prevenzione del cancro. Consumati regolarmente, quindi, questi semi sono in grado di ridurre il rischio di danni alle cellule.

2. Fonte di magnesio e rame: questi piccoli semini contengono diversi minerali utili al nostro organismo e in particolare magnesio e rame, essenziali per il benessere delle ossa. In più sono fonte di vitamina E, sostanza che contribuisce ad alleviare i dolori articolari.

3. Antistress: è proprio la presenza di magnesio a far sì che i semi di girasole contribuiscano a calmare i nervi e aiutare in caso di stress che può provocare emicrania e altri fastidi.

4. Ottimi per la pelle: data la presenza di vitamina E, questi semi sono in grado di contribuire a combattere i raggi UV e mantenere così la pelle più giovane e sana.

5. Per la salute del cuore: consumare regolarmente semi di girasole aiuta a scongiurare il rischio di disturbi cardiaci. Questi semini, infatti, impediscono al colesterolo “cattivo” di attaccarsi alle pareti delle arterie.


Alcune varietà di semi di girasole, particolarmente ricche di proteine, vengono usate per l’alimentazione umana, andando a impreziosire – anche sotto il profilo nutrizionale – diversi prodotti da forno. Questo alimento è infatti l’ideale per fare il pieno di energia e tocoferolo (vitamina con effetto antiossidante), oggi molto ricercata per la capacità di rallentare l’invecchiamento e proteggere l’organismo da alcune malattie degenerative. Nei semi di girasole abbondano comunque anche altre vitamine, come la B6, l’acido pantotenico, i folati e la niacina; fra i minerali spicca l’ottimo contenuto in selenio (anch’esso dotato di interessanti proprietà antiossidanti), ferro, rame, fosforo, manganese, magnesio e zinco. Non è poi da meno la presenza di fibre e proteine, rispettivamente presenti in quantità pari a 11 e 19 grammi su 100 grammi di semi di girasole. L’elevato potere energetico li rende ideali a colazione o tra uno spuntino e l’altro, mescolati ad altri alimenti o presi singolarmente in dosi di 10-20 grammi al giorno.

Come utilizzare i semi di girasole? Possono essere sgranocchiati da soli al posto di altri snack, ma anche inseriti in yogurt o muesli, o ancora possono arricchire le vostre insalate e verdure crude o cotte. C’è chi li usa per guarnire pasta e riso o li impasta insieme alla farina per rendere più gustoso il pane.

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Fonte: WellMe – my-personaltrainer.it
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22 marzo: Giornata Mondiale dell’Acqua

Torna come ogni anno il 22 marzo la Giornata Mondiale dell’Acqua. Un momento importante per riflettere su un tema delicato come l’accessibilità alle risorse idriche e la sostenibilità degli habitat acquatici.
giornatamondialeacquaIl focus del 2013 sarà sulla cooperazione idrica. Attraverso le numerose iniziative che si svolgeranno su tutta la superficie terrestre e che sono organizzate da ONG ed enti, pubblici e privati, si cercherà di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della cooperazione nella gestione di questa risorsa. Solo con una sua gestione condivisa e pacifica fra le nazioni, infatti, si può garantire la sua distribuzione equa e sostenibile.
Bisogna poi sottolineare che l’acqua è un bene sempre più raro e prezioso che utilizziamo in quantità sempre maggiori. Ogni giorno, la quantità di acqua utilizzata pro capite per il consumo domestico ammonta a 137 litri (3,6%); altri 167 litri (4,4%), non visibili, rappresentano la quantità d’acqua necessaria a produrre i beni industriali che utilizziamo, come carta, vestiti, cotone.
Ma la vera miniera d’acquaè nascosta nel cibo: ognuno di noi ne consuma ogni giorno una quantità pari a 3.496 litri (92%, dati Water Footprint Network per Barilla Center for Food & Nutrition), che può variare sensibilmente in base a cosa mangiamo, come lo produciamo e agli sprechi che facciamo.
Eppure anche noi, nel nostro piccolo, possiamo fare molto per migliorare le cose, a partire dalla nostra casa:

  • Applicare un riduttore di flusso ai rubinetti casalinghi. In questo modo si risparmiano 4mila litri di acqua potabile in un anno;
  • Utilizzare elettrodomestici di classe A+ a pieno carico. Così si può arrivare a tagliare il consumo idrico fino a 10mila all’anno.
  • Sciacquone intelligente. Con i due tasti per due differenti volumi d’acqua si risparmiano 100 litri d’acqua al giorno.
  • Raccogliere l’acqua piovana e utilizzarla per lavare l’auto e annaffiare le piante.
  • Fare la doccia al posto del bagno, garantendo un risparmio di 1.200 litri di acqua potabile all’anno.
  • Chiudere il rubinetto quando ci si lava i denti o ci si insapona per un risparmio di 6litri d’acqua.
  • Riutilizzare l’acqua usata in cucina per lavare frutta e verdura o per scolare la pasta.
  • Innaffiare la sera per far sì che penetri meglio nel terreno e che evapori meno velocemente.
  • Controllare lo stato degli impianti per evitare perdite.
  • Chiudere il rubinetto centrale quando si va in vacanza.

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Fonte: gogreen.virgilio.it
Immagini: gogreen.virgilio.it – barillacnf.com

Ferro: ecco le fonti vegetali e i consigli per assimilarlo

Ma chi l’ha detto che essere veg, vegetariani o vegani che sia, significhi per forza andare incontro a carenze di ferro? Le cose, infatti, non stanno così, anzi. Un’alimentazione basata su ingredienti 100% vegetali è molto ricca di ferro, nutriente essenziale perché parte dell’emoglobina, potenzialmente anche più elevata rispetto ai non-vegetariani. L’importante è sapere dove trovarlo e quali sono i trucchi per assimilarlo.

Negli alimenti, in effetti, si trovano due diverse forme di ferro: ferro eme e ferro non eme. Il ferro eme è presente in carne e pesce, mentre quello non-eme è presente in frutta, verdura e cereali, ma viene assorbito con più difficoltà. Come spiega la Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana, la RDA (Recommended Dietary Allowance, cioè Fabbisogno giornaliero raccomandato) per il ferro è 10 mg al giorno per gli uomini e le donne in post-menopausa e di 15 mg al giorno per donne in età fertile (le donne necessitano di una quantità di ferro maggiore per reintegrare le perdite di questo minerale durante le mestruazioni).

Una dieta variata, che presti attenzione agli alimenti che si assumono, costituisce un buon punto di partenza per l’assunzione di sufficienti quantità di ferro. Fagioli secchi, verdure a foglia verde scuro, melassa, bulgur sono buone fonti vegetali di ferro. Ecco ben 15 alimenti di origine vegetale con i più alti contenuti di ferro:

1. Barbabietole cotte (1/2 tazza): 1.4 mg
2. Bulgur cotto (1 tazza): 1.8 mg
3. Cardo Swiss cotto (1/2 tazza) 2.0 mg
4. Cioccolato fondente (100g): 17 mg
5. Concentrato di pomodoro : 3,9 mg
6. Fagioli bianchi (1 / 2 tazza) di 3,9 mg
7. Fichi secchi (5) 2.1 mg
8. Lenticchie cotte (1 tazza) 6.6 mg
9. Melassa (1 cucchiaio): 3.5 mg
10. Pesche secche (6 metà): 3,1 mg
11. Quinoa (un etto abbondante): 4 mg
12. Semi di zucca (28 g): 4.2 mg
13. Soia (1 / 2 tazza): 4,4 mg
14. Spinaci cotti (1 / 2 tazza): 3,2 mg
15. Alga spirulina (1 cucchiaino): 5 mg

Ma attenzione: il nostro organismo assorbe solo dal 2% al 20% del ferro disponibile da fonti vegetali. Per aumentarne l’assorbimento, è sufficiente assumere un frutto o una verdura ricca di vitamina C ad ogni pasto, continua ancora la Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana. Agrumi, verdure a foglia, pomodori e fragole sono buone fonti di vitamina C. Ecco, allora, 5 consigli per favorire l’assimilazione del ferro:

1. Mangiare le seguenti verdure: broccoli, cavolini di Bruxelles, cavoli, cavolfiore, verdure a foglie verde scuro, kohlrabi, patate (bianche o americane), peperoni dolci, pomodori.

2. Mangiare frutta ricca di vitamina C: melone, succo di mirtillo nero, pompelmo, guava, melone “honeydew”, mango, arancio, papaya, fragole, mandarino, anguria.

3. Eliminare caffè e te durante i pasti, in particolare quelli che contengano quantità significative di ferro. E’ stato dimostrato che il caffè diminuisce l’assorbimento del ferro del 39% e il te del 64%. Si ritiene che ciò sia dovuto alla presenza di tannini e di altre sostanze che si legano al ferro e lo rendono meno assimilabile. E se proprio dovete bere un caffè, fatelo almeno un’ora prima del pasto, per evitare che interferisca con l’assorbimento del ferro.

4. Utilizzare recipienti di ferro e ghisa per la cottura degli alimenti: può aumentare significativamente il contenuto di ferro dei cibi, soprattutto se si cucinano cibi acidi come i pomodori, aceto, vino rosso, limone, succo di lime.

5. Nel caso non siate certi di assumere ferro a sufficienza, sottoponete la vostra dieta ad un dietista, a un dietologo o nutrizionista autorizzato.

Fonte: WellMe
Immagini: annalisalomonaco.com – donnamoderna.com – icebookitaly.wordpress.com – gustoblog.com – salute.legginotizie.com – blog.libero.it – nestlebaby.it – mammaland.it

 

 

 

 

Crisi economica: si mangiano cibi ipercalorici per istinto di sopravvivenza

La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi“, diceva saggiamente Albert Einsten.
Ora, però, uno studio di Juliano Laran della University of Miami School of Business Administration, pubblicato sulla rivista Psychological Science della Association of Psychological Science, rivela che la recessione economica può portare soprattutto chili di troppo.
Perché? Semplice: il nostro istinto di sopravvivenza ci spinge a cercare alimenti con un più alto contenuto calorico per “fare la scorta” e rimanere sazi più a lungo.
Per arrivare a questa conclusione Laran ha condotto una serie di esperimenti su un gruppo di partecipanti. Nel primo, il suo team ha confrontato la quantità di cibo consumata sia da volontari che venivano influenzati da frasi che trasmettevano senso di incertezza e avversità, che di quelli a cui venivano dette frasi emotivamente neutrali. Ebbene, i primi hanno consumato in media il 40% di cibo in più.

I risultati di questo studio giungono in un momento in cui il nostro Paese si sta lentamente riprendendo dall’attacco degli annunci della campagna presidenziale, improntata su temi negativi come l’economia debole, la violenza da armi da fuoco, la guerra, le profondi divisioni politiche, solo per citare alcuni settori problematici -ha detto Laran -. Ora che sappiamo che questo tipo di messaggio innesca nelle persone la ricerca di un maggiore apporto calorico per istinto di sopravvivenza, sarebbe saggio se coloro che cercano di vivere il nuovo anno in modo salutare smettano di sentire il telegiornale per un po‘”.

Anche perchè, quando in un secondo esperimento ai partecipanti prima sono stati forniti messaggi sui tempi duri e poi è stato offerto del cibo presentato come ipocalorico, il campione ne ha mangiato circa il 25% in meno rispetto a chi credeva che si trattasse di un alimento ipercalorico. I ricercatori dicono che il problema risiede proprio in questo: se percepiamo che le risorse alimentari sono scarse, il nostro istinto ci spinge a cercare attivamente cibo con un contenuto calorico superiore. “E‘ chiaro dagli esperimenti che non è il gusto ad aver provocato le reazioni, ma un desiderio di calorie“, conclude Laran.

Fonte: WellMe
Immagini: chirurgia-plasticaestetica.it – rollingout.com – ilmondo.it

Fitochimici: sostanze non nutritive ma molto importanti

Le sostanze fitochimiche (o fitochimici) sono dei composti chimici naturalmente presenti nelle piante, alle quali conferiscono colore, sapore, profumo e struttura, che sono state sviluppate nel corso di millenni di evoluzione, per difesa dall’effetto dei radicali liberi, dall’attacco di virus, batteri e funghi e dai danni a componenti della cellula, soprattutto il DNA.
Esse non hanno funzioni nutritive, ma sono egualmente importanti in quanto responsabili di molteplici effetti benefici sulla salute: sono infatti in grado di potenziare la sintesi e l’attività di enzimi coinvolti nell’inattivazione di carcinogeni, la soppressione della crescita di cellule tumorali maligne e di interferire con i processi alla base delle malattie legate all’arteriosclerosi.
Queste sostanze sono migliaia, molte ancora da scoprire, e agiscono in modo differente e sinergico, esercitando nel complesso effetti protettivi nei confronti di infezioni, tumori, diabete, ipertensione e malattie cardio e cerebrovascolari.
Questi effetti sono da ricondurre alle seguenti azioni: antiossidante, in grado di proteggere l’organismo nei confronti dello stress ossidativo; ormonale, per effetti simili a quelli degli estrogeni naturali; antimicrobica, attraverso il potenziamento del sistema immunitario; ipolipemizzante, a favore dei livelli di colesterolo nel sangue; di interferenza con attività enzimatiche e sulla replicazione e sulla modificazione del DNA, inattivando sostanze tossiche, proteggendo il DNA dall’azione dei carcinogeni e inibendo la moltiplicazione delle cellule tumorali.
I principali gruppi chimici sono di seguito descritti: si tratta di sostanze con nomi difficili e poco noti, delle quali è però utile conoscere almeno l’esistenza, nonché l’appartenenza a questa grande e variegata famiglia. La lista dei cibi che li contengono è stata necessariamente limitata per motivi di spazio.

Polifenoli: un gruppo eterogeneo e vasto, presente in quasi tutte le piante, che comprende tre classi di composti: i flavonoidi – o catechine (in cipolla, sedano, cavoli e broccoli, soia, pomodori, frutta, vino, te, ad azione antitumorale, antinfiammatoria, antiormonale e antiaggregante), gli acidi fenolici (caffè e cioccolato, ad azione antiossidante e antitumorale) e i fitoestrogeni (isoflavoni della soia e lignani dei semi oleaginosi e cereali integrali, ad azione antiossidante, antitumorale e ipocolesterolemizzante).

Sulfidi: che comprendono i composti organosolforici (aglio, cipolla, porro, che migliorano l’attività immunitaria, contribuiscono all’inattivazione dei carcinogeni e riducono la sintesi epatica (cioè del fegato) di colesterolo), gli indoli e gli isotiocianati (senape, rafano, cavoli, in grado di inattivare parzialmente gli estrogeni endogeni).

Monoterpeni: sostanze aromatiche presenti negli agrumi e in alcune spezie, in grado di bloccare l’azione di proteine che stimolano la proliferazione cellulare.

Saponine: presenti in legumi e cereali integrali, in grado di stimolare il sistema immunitario e di neutralizzare la formazione di sostanze carcinogene nell’intestino.

Fitosteroli: negli oli vegetali, riducono i livelli di colesterolemia, legandosi ai sali biliari.

Carotenoidi: gruppo di 700 composti, coloranti naturali di frutta e verdura, solo alcuni ad effetto pro-vitamina A, il più noto dei quali è il beta-carotene. Hanno effetti antiossidante, antitumorale e di modulazione del sistema immunitario.

Capsaicina: nei peperoncini piccanti, riduce i livelli di una sostanza implicata nella trasmissione dell’impulso doloroso e nell’infiammazione, e avrebbe proprietà antitumorali.

I cibi ricchi di sostanze fitochimiche sono i cereali, i legumi, la verdura, la frutta e le spezie.
E’ stata da più studi confermata l’assoluta inefficacia e la potenziale pericolosità di assumere queste sostanze in modo indiscriminato a partire da integratori. Alte dosi di queste sostanze possono infatti interferire con altri nutrienti o essere convertite in sostanze ad azione pro-ossidante, trasformandosi così in sostanze dannose.
E’ infatti l’intera gamma di questi composti, assunti non come pillole ma direttamente dai cibi che li contengono naturalmente, che agisce come una squadra organizzata e in grado di proteggere l’organismo dalle malattie.

Fonte: Curarsi con la Cucina Etica – VegPyramid.info – nutraceuticanews.org
Immagini: menshealt.it – integratorieamore.it – nutraceuticanews.org – mecimport.it – grazia.it – donnaweb.net – inserzioneworld.myblog.it – ilmeteo.it -dottssapierantozzi.blogspot.com

Proteggere il cervello con l’alimentazione

Il cervello controlla tutte le funzioni del nostro organismo. Per questo motivo è importante introdurre nella propria alimentazione cibi che possano proteggerlo da eventuali danni ed essere benefici per il suo corretto funzionamento.
Ecco dei “superalimenti” per chi vuole mantenere il proprio cervello giovane e in forma!

1. Spinaci

Gli spinaci sono una verdura ricca di proprietà in grado di proteggere le cellule nervose dagli effetti dell’invecchiamento. Negli spinaci sono presenti in diverse quantità vitamine e sali minerali ma è in particolare la vitamina K che contribuisce al giusto equilibrio di cervello e sistema nervoso oltre che alla coagulazione del sangue in caso di ferite.

2. Mirtilli

Questi frutti di bosco contengono delle sostanze nutritive dette proantocianidine che proteggono il cervello dall’effetto delle tossine ambientali e sono in grado di diminuire l’attività dei radicali liberi. Le proantocianidine presenti nel mirtillo sono più concentrate ed efficaci delle vitamine C ed E e aiutano anche in caso di perdita di memoria o declino delle abilità motorie. Questi frutti hanno poi azione antinfiammatoria.

3. Uva

Uva, succo d’uva e vino rosso (assunto in quantità moderate) proteggono il cervello dall’Alzaheimer. Il segreto di questo frutto si chiama resveratrolo, antiossidante particolarmente benefico per le cellule cerebrali dato che, tra le altre cose, le protegge dall’effetto dei radicali liberi. Le uve rosse sono quelle più ricche di resveratrolo.

4. Alimenti ricchi di Omega 3 

(salmone selvatico, noci, semi di lino e semi di canapa)

Si tratta di 4 diversi alimenti ma tutti accomunati dalla preziosa ricchezza di Omega 3. Il cervello, composto per il 60% da grassi, ha bisogno di grassi sani per ridurre le infiammazioni ed essere in grado di proteggersi dalle sostanze nocive. Ecco perché gli acidi grassi Omega 3 che si trovano in salmone selvatico, noci, semi di lino e semi di canapa aiutano a ridurre le infiammazioni, sostenere le funzioni celebrali e migliorare la memoria. Per quanto riguarda il salmone è importante che sia selvatico in quanto in quelli di allevamento sono stati riscontrati alti livelli di mercurio, sostanza molto pericolosa per il cervello e per altri organi.

5. Pomodori

I pomodori contengono il famoso licopene e ormai numerose ricerche hanno dimostrato che chi consuma quotidianamente questa sostanza ha ricordi più nitidi e funzioni celebrali migliori. Il licopene è molto presente anche nell’anguria.

6. Tè

Le persone che bevono due o più tazze di tè al giorno hanno meno probabilità di sviluppare il morbo di Parkinson. Meglio scegliere il tè verde in quanto contiene potenti antiossidanti in grado di proteggere dai radicali liberi e ridurre anche il rischio di coaguli di sangue.

Fonte: WellMe
Immagini: ortofruttabaldan.it – dietaland.com – casadivita.despar.it – labsanmichele.it – mr-loto.it – tantasalute.it – vitadamamma.com – vivaioconcadoro.it

Giornata del Fiocchetto Lilla: il 15 marzo contro i disturbi alimentari

È il 15 marzo 2011 quando Giulia Tavilla, ragazza genovese di 17 anni perde la vita a causa della bulimia. Il padre Stefano, distrutto ma combattivo, decide di intraprendere una lotta di sensibilizzazione sui problemi legati ai disturbi alimentari, per far si che storie come la sua non si ripetano.
Nasce così, il 15 marzo del 2012 la Giornata del Fiocchetto Lilla, dedicata all’informazione e alla sensibilizzazione sui disturbi alimentari che rappresentano la prima causa di morte per le ragazze dai 12 ai 25 anni.
Grazie all’impegno di papà Stefano e della sua associazione Mi Nutro di Vita (affiliata Aics), la manifestazione si tiene oggi in 23 città e coinvolge 25 associazioni che si occupano di problemi legati ai disturbi alimentari.
La giornata del Fiocchetto Lilla intende essere uno strumento con cui squarciare il velo di indifferenza mediatico che spesso avvolge queste malattie e le sue vittime. Troppi gli interessi in ballo che coinvolgono le industrie della moda e dello spettacolo, autrici di modelli di bellezza stereotipati e spesso impossibili da raggiungere. Troppa la disinformazione nelle scuole e nella società. Troppa l’inadeguatezza del sistema sanitario verso quelle che sono delle vere e proprie piaghe sociali del terzo millennio.
Stefano Tavilla sottolinea che la giornata del Fiocchetto Lilla non serve per raccogliere fondi: «a nessuno viene chiesto un centesimo. Lo scopo è quello di sensibilizzare la società su un problema strisciante, presente e mal combattuto».
La rapida diffusione dell’iniziativa su scala nazionale è avvenuta grazie all’utilizzo della rete che ha permesso alle varie associazioni di coordinarsi, di crescere insieme e di organizzarsi.
I problemi legati alla bulimia e all’anoressia sono spesso male affrontati: «sono poche le strutture adeguatamente attrezzate in Italia e sono quasi del tutto assenti nel meridione».
Obiettivo primario dell’associazione Mi Nutro di Vita è quello di istituzionalizzare il 15 marzo come giornata nazionale sulla prevenzione dei disturbi alimentari.


Fonte: genova.mentelocale.it
Immagini: minutrodivita.it – bioenergeticaesocieta.it